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Embassy of Farm cultural park: lo stupore dentro la bellezza

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a cura di Antonella Ballacchino

Per raggiungere un luogo occorre sempre attraversare uno spazio, un tempo, insomma, fare un viaggio.
Il cielo quel pomeriggio era tiepido e un enorme etereo quaderno celeste ed accogliente offriva righe di nuvole sottili sulle quali, poi, poter adagiare i pensieri, lo stupore, la bellezza che avrei assorbito poco dopo.
Una forza trainante tutta blu mi ha portato dentro una dimensione onirica, lo intuivo e così l’ho vissuta.
Conoscere Andrea Bartoli, notaio di professione e mente eclettica per vocazione, è stato come conoscere porzioni di mondo, raggomitolate dentro il suo sguardo.
Attraversare i racconti spazio dopo spazio ha contratto in un tempo piccolissimo memorie infinite, progetti, capolavori di pensiero.
Così sono entrata dentro Embassy of Farm Cultural Park a Mazzarino, piccolo grande luogo feudale siciliano.
Ma andiamo per ordine…
Tutti conoscono la singolare realtà di Farm Cultural Park a Favara, ambizioso quanto prestigioso progetto di Florinda Saieva e Andrea Bartoli. Si tratta di uno dei centri indipendenti più influenti del mondo culturale contemporaneo e uno dei progetti più esilaranti di ripensamento e rinascita di città sopite e inaridite. Vincitore di innumerevoli premi tra cui il prestigioso premio della omonima Fondazione Americana Curry Stone Design Prize, come una delle 100 esperienze internazionali che hanno prodotto maggiore impatto sociale nel mondo negli ultimi dieci anni e Human Design City Award della Città di Seoul; invitato nel 2012 , nel 2016 e nel 2020 alla Biennale di Architettura di Venezia e pubblicato nei più importanti media nazionali ed internazionali come The Guardian, Vogue e Domus. Negli ultimi anni è stato presentato a Washington, Pittsburgh e Detroit ospite del Dipartimento di Stato americano, al Dublin Global Platform, ospite dell’Unione Europea, a Meishan in Cina ospite dell’Unesco e ad Abu Dhabi in occasione del World Urban Forum 10 ospite delle Nazioni Unite. Nel 2021 Farm è Partner Ufficiale di New European Bauhaus.
Ma cosa è il New European Bauhaus? Perché New?
“Lanciato a ottobre 2020 dalla Commissione Europea, il New European Bauhaus è un programma che mira a favorire spazi di confronto e sperimentazione attorno al tema degli spazi fisici delle nostre vite, un movimento creativo ed interdisciplinare per ripensare le nostre città, rendendole più vivibili, funzionali e accessibili a tutti. Bauhaus è una corrente nata in Germania nei primi anni venti del novecento. La Staatliches Bauhaus, più comunemente conosciuta come Bauhaus, è appunto una scuola di design fondata dall’architetto Walter Gropius a Weimar che ha visto passare dalle sue cattedre i più grandi intellettuali della disciplina del XX secolo, divenuta così rilevante da essere poi riconosciuta come vera e propria corrente nella storia dell’architettura. Arte e creatività, artigianato e tecnologia venivano per la prima volta insegnati e vissuti senza le distinzioni o i confini tipici delle discipline, nella convinzione che l’artista dovesse essere pensatore e al tempo stesso artefice delle proprie opere. (Elisa Torricelli)”.
Proprio dentro il concetto di fusione delle discipline nasce l’Ambasciata di Farm a Mazzarino, nella città e nel Palazzo che ospitò Carlo Maria Carafa, Principe regnante e intellettuale eclettico si dedicò anche alla progettazione e fondazione di “nuove città”, fu il personaggio politico più rilevante del Seicento siciliano che fece diventare Mazzarino una delle grandi capitali feudali della Sicilia. Un luogo in cui il tempo rimane sospeso e in quella sospensione idee, sogni, visioni si intersecano nell’obiettivo comune di trasmettere, comunicare, erompere e mutare convinzioni o stereotipi con lo scopo universale di creare cultura, rispetto, economia circolare, ecosostenibilità, interconnessioni, legami. Le discipline si invischiano e si corrompono vicendevolmente in un’ unicità artistica che aggrega e fonde. I limiti tra le culture si assottigliano e si abbracciano come un enorme gomitolo d’idee pronto ad essere dipanato per tessere abiti di sapere e di passione.
“Negli anni a venire antropologi, artisti e creativi, politici, diplomatici, urbanisti, filosofi, botanici e scienziati di fama internazionale si incontreranno e saranno ospiti di The Embassy of Farm, per affrontare questioni di grande respiro sul presente e sul futuro delle Persone e delle Città del Mondo. Il Palazzo intriso di storia e arricchito dei valori e della creatività di Farm, diventa il nuovo Landmark per la Città di Mazzarino”, così sostiene Andrea.
Ma entriamo nel cuore di Embassy.
La sede è caratterizzata da quattro spazi esterni: Cortile d’onore, Riad, Il Giardino di Pao, Il Giardino dell’Amore di Lunga Durata e undici spazi interni: Padiglione dell’Accoglienza, Padiglione della Consapevolezza, Padiglione del Desiderio, Padiglione della Speranza, Salotto della Città Proibita, La Biblioteca del Tempo, La Piccola Cappella, Lo Scalone d’Onore e per finire le tre Rooms, Boundaries Addiction, Detroit Syndrome, Plurals.
Gli spazi esterni possiedono un’entrata speciale, il Cortile d’Onore, caratterizzata dalla iconica bandiera della felicità, “Happiness Flag” il simbolo rosso della Farm. Ciascun ambiente appare come un cortometraggio, una enorme pellicola di pareti e scale composta da brevi clip fantasmatiche a tema, già evidenti dal titolo che descrive ogni luogo specifico. Gli attori ideali sono i visitatori. Ciascuno vive il percorso come dentro un film intimo e personalissimo.
Le ricorsioni delle culture trasmettono i profumi e i suoni originari dei luoghi d’ispirazione, sembra di percepire ogni anfratto culturale sulla pelle e negli occhi attraversando i giardini: “Marrakech é come un videogioco, stai tutto il giorno in giro per la kasba a schivare motorini, biciclette e carretti, nel frattempo raccogli punti con tutte le cose che vedi, ascolti, assapori e poi ad un certo momento raggiungi un nuovo livello con una premialità: un Riad, un giardino segreto, un luogo di ristoro sospeso nel cielo della Médina”. (Andrea Bartoli) Si approda poi al Giardino dell’Amore di Lunga Durata, il luogo delle Camelie, un omaggio al continente Asiatico ed in particolare alla Cina, al Giappone e alla Corea del Sud con cui Farm Cultural Park ha scambi culturali stabili e duraturi. L’eleganza e la sua anatomia floreale simboleggia l’attaccamento amoroso di lunga durata, l’eternità del legame, la solidità del sentimento più antico esistente per arrivare al Giardino di Pao, il più importante dei tre giardini di The Embassy of Farm, un hortus domestico, un giardino pensile, dentro il quale il mito si fa verità nella ricerca tangibile di Resurrezione, Immortalità e Giustizia.
Si respira aria e clorofilla dentro un’atmosfera senza tempo. La vegetazione s’interseca nelle architetture come germe di bellezza all’unisono. Il tutto è un concerto sensoriale, nessuna dissonanza.
Il gioco di luci impressiona e avvolge ogni angolo trasformandolo in un luogo segreto, unico, irripetibile.
Nulla, dunque, è casuale dentro l’Ambasciata, il simbolismo, la metafora, si fanno testimonianza di vita che pullula dentro tante vite, dentro tanti uomini, dentro il genio di ciascun artista protagonista.
Ancora una volta, come sulle orme della Farm madre di Favara, si tratta di un’istallazione a cielo aperto e tra le mura, un museo di umanità itinerante e di estremo lucore.
I particolari rimandano ad una dimensione che tracima sensazioni, talvolta palpabili nelle ricercate retroilluminazioni delle opere e dentro i contrasti tra antico e moderno in perfetta simbiosi.
Il colpo d’occhio è magia.
L’ipnosi è totalizzante come durante il soggiorno nel Padiglione dell’Accoglienza, tra il bianco ed il nero, zebrature geometriche di onirismo puro. Lo sguardo viene penetrato dalle istallazioni artistiche come un gesto naturalissimo e simbiotico. E’il luogo dell’ascolto, delle parole, della prudenza, del perdono, della conciliazione. Un’ipnosi che ricorre poi nella struttura della piscina geometrica e accattivante.
Il grande salotto ospita, invece, un’opera monumentale di Ciredz sul tema del cambiamento climatico. L’opera si inserisce all’interno di un progetto personale dell’artista intitolato “Ephemeral Volume” che nasce nel Giugno 2017 in Australia a Townsville nel Queensland. Si tratta del Padiglione della Consapevolezza, dentro la quale l’enorme ghiacciaio dipinto assume sfumature cromatiche particolarissime in un crescendo-decrescendo che rende tridimensionale il sodalizio tra ambiente e uomo, tra vecchio e nuovo, tra passato e risorse future.
Ci si catapulta, poi, dentro la giungla di Pothos rampicanti, il Padiglione del Desiderio, su colonne verdi, simbolo dell’unione e comunione dello spirito con la natura, del corpo con un altro corpo, della sessualità intesa come compenetrazione d’intenti, in una visione sublimante dell’evoluzione del sé, del miglioramento, della tensione verso l’orgasmica percezione del bello e del piacere che questo genera. Questa stanza sospesa ospita opere di Daniela Cavallo e Vanessa Beecroft.
Il viaggio emotivo/culturale continua nel Padiglione della Speranza, luogo dell’equilibrio, della gentilezza, della femminea armonia dell’amore, della calma dolce e rasserenante, ospita l’opera A-Mori di Domenico Pellegrino. Il Salotto della Città Proibita è invece ispirato alla Cina e al profondo legame di Andrea e questa cultura antica, delicata, e vibrante di libido e sensualità, nel salotto due opere fotografiche di Jorg Dickmann e numerose fotografie erotiche di Akif Hakan.
Di grande fascino la Biblioteca del Tempo (antica libreria Bartoli) e la Cappella, ricca di cimeli d’incanto gentile tra antiche scritture e lepisma d’argento, testimoni di memorie lontanissime.
Per finire, sui piani alti le tre camere: Boundaries Addiction (Piazza Garraffello a Palermo, Garbade City al Cairo, il Barrio Mariscal Sucre di Bogotà sono solo alcuni dei luoghi raccontati da Uwe e Seb Touissant all’interno di questo alloggio), Detroit Syndrome, Plurals (un alloggio morbidamente rosa e “plurale” per teenager, all’interno opere di Betty Alazraki e Akif Hakan.). Ciascuna innesca nella mente flash visivi immediati, ci si sente dentro le metropoli, tra i rifiuti nobilitati o nelle strade, tra la gente, si possono sentire le loro voci. L’incanto paralizza e racconta diapositive veloci come nistagmi oculari tra una scena e l’altra, tra una frase e l’altra, pronunciate da Andrea, mentre, commosso narra l’incredibile verità di Detroit, alla quale è dedicata una delle tre stanze, evocativa di una vera e propria “Syndrome”, una dipendenza da città, un’attrazione vertiginosa, un magnetismo fatale, all’interno dell’alloggio le opere di Geoff George, Thomas William Ulch, Julie Dermansky.
Infine al processo di “Rinascimento” della città, contribuirà il patto sancito tra il Sindaco di Mazzarino Vincenzo Marino e Andrea Bartoli di partenariato pubblico-privato tra il Comune di Mazzarino e Farm Cultural Park che concede a Farm per la durata di vent’anni la gestione culturale di Palazzo Tortorici, ex Biblioteca della Città. Sarà un luogo pregno di fermento, di novità, di freschezza. Ospiterà, tra i vari progetti in fieri, una Magazine Library, con riviste di tutto il mondo, un’emeroteca innovativa e punto d’incontro per teenager già a fine giugno. L’apertura degli orizzonti.

Eccoci alla fine di questo viaggio surreale, sovradimensionale. In realtà non è la fine del viaggio, ne rappresenta piuttosto il suo inizio. L’inizio di un lancio verso il futuro da questa immensa piattaforma reale proiettata verso l’oltre. Dal materiale al trascendentale attraversando le virtù dell’uomo, analizzandone gli errori, esaltandone le potenzialità.
Il mondo creato da Andrea parte certamente da un pensiero visionario e polimodale. Un pensiero che afferra le radici e le trasforma in chiome e viceversa. La visione che supera la possibilità e genera concretezza, l’ambizione, l’amore verso le generazioni che arriveranno, la volontà di partecipare, commistionare, azzerare le distanze e i dislivelli, in questo enorme e potente progetto di corale stupore dento la bellezza, singolare ma al contempo straordinariamente PLURALE.

«It’s like a caterpillar becoming a butterfly.
There’s a decay that occurs for the caterpillar to become a butterfly.
Things disappear, decay, but it’s actually also something that is
becoming something else»

Dan Pitera, urbanist
Detour in Detroit by Francesca Berardi

 

 

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