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Approvata la nuova direttiva europea sul diritto d’autore

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Nuova normativa europea: il bavaglio di internet, l’interesse a guadagnare sempre di più senza fare nulla di molti personaggi e la morte del SEO.

Con 348 voti a favore, 274 contrari e 36 astenuti, è stata approvata oggi dal parlamento europeo la riforma del copyright, ovvero il pacchetto di nuove regole per la tutela del diritto d’autore che vengono di fatto estese anche al web. Strasburgo dà quindi il via libera all’accordo definitivo che dovrebbe garantire agli editori di notizie, artisti, interpreti e scenografi di negoziare un equo compenso con i colossi del web, in particolare con Google News, Facebook e YouTube.

Il parlamento comunitario ha approvato la nuova direttiva sul copyright, che sostituisce la n.29 del 2001 e declina gli obblighi degli operatori del web in modo profondamente diverso. Dopo un braccio di ferro durato circa tre anni, a Strasburgo si è formata una maggioranza (in larga parte composta da socialisti e liberali) favorevole alle nuove norme, sebbene ci fossero state varie modifiche alla bozza iniziale, che prevedeva obblighi ancora più stringenti per i colossi.

Ora questi ultimi dovranno pagare per poter condividere sulle loro piattaforme i contenuti creativi di natura giornalistica, musicale, artistica, eccetera, e dovranno riconoscere una adeguata remunerazione a chi li produce. L’industria delle opere dell’ingegno creativo certamente ne trarrà giovamento in termini economici, ma bisognerà capire nel concreto come sarà applicata questa direttiva e come reagiranno ora motori di ricerca, piattaforme social e altri soggetti chiamati a mettersi in regola.

Gli articoli controversi

Articolo 11

  • Copiare o riprodurre più di qualche parola di un articolo o di un report giornalistico richiederà una licenza apposita che dovrà essere rilasciata dall’editore. Questo di fatto impedirà la condivisione delle notizie online, non solo per le grandi aziende come Google ma anche per il singolo cittadino.
  • Saranno i tribunali ad interpretare il testo e quindi spetterà al singolo magistrato stabilire esattamente quante sono le parole di un articolo che è possibile riportare o condividere senza rischiare una multa. Infatti l’articolo 11 risulta essere davvero poco chiaro e lascia spazio ad interpretazioni eccessivamente rigide.
  • Non ci saranno eccezioni, nemmeno le pubbliche amministrazioni e le associazioni no-profit saranno esentate dal pagamento di una licenza agli editori.
  • Sono state previste delle eccezioni, sarà ancora possibile condividere tramite link un articolo e sarà concesso citare una news per fini di critica o di approfondimento. L’editore inoltre non potrà richiedere il pagamento di una licenza se un utente riporta un mero fatto di cronaca.

Articolo 13

  • Tutti i portali e le applicazioni dovranno acquistare le licenze d’uso per coprire le possibili violazioni del diritto d’autore che gli utenti potrebbero commettere caricando materiale protetto da Copyright.
  • Dovrà essere presa qualsiasi contromisura possibile per evitare che del materiale protetto da Copyright venga pubblicato senza autorizzazione sulle varie piattaforme, questo di fatto costringerà i siti web a creare un sistema di controllo preventivo (upload filters) con costi esorbitanti che non tutti potranno sostenere.
  • Se un tribunale stabilisse che un portale non ha fatto tutto il necessario per prevenire la violazione del diritto d’autore, il sito Web stesso verrà punito come se avesse commesso il reato.
  • Sono però stati esclusi da questa direttiva gli utenti che fanno satira, critica. recensioni ed in generale le realtà che sotto i 5 milioni di visite mensili.

Da produttori di contenuti (asetticamente è questo quello che CaltanissettaLive è) potremmo quasi essere felici, ma non è esattamente così, inoltre prima di essere produttori di contenuti siamo utenti della rete che vogliamo assolutamente  libera da bavagli.

In pratica gli operatori del web (le grandi piattaforme online innanzitutto, ma non solo) dovranno negoziare direttamente con i singoli editori l’entità della remunerazione e non è difficile ipotizzare che gli accordi terranno conto del differente grado di notorietà e prestigio dei siti sorgente e dei singoli autori delle opere.

Anche per condividere testi brevi di articoli pubblicati dai giornali on line Google, Facebook, Amazon e gli altri Over the top dovranno versare un contributo. Ciò potrebbe danneggiare i produttori e gli editori più piccoli e meno conosciuti, ma è solo sul campo che si potrà capire l’eventuale impatto di tale misura.

Il secondo punto più controverso della direttiva è l’applicazione di filtri in Rete per impedire le violazioni del diritto d’autore. In pratica, se un utente dovesse scaricare illegalmente un contenuto da una piattaforma, le colpe ricadranno su quest’ultima, che sarà obbligata dalle nuove norme a impedire preventivamente che la violazione avvenga. Il rischio, in questo caso, è che i filtri approntati dai colossi della Rete possano limitare la libertà d’espressione e convertirsi in strumenti di censura di contenuti scomodi e non solo di opere protette dal diritto d’autore.

A livello nazionale

La partita a livello europeo può dirsi chiusa, ma se ne aprirà un’altra nei singoli Stati nazionali, che dovranno recepire il testo della direttiva. Le leggi nazionali di recepimento potranno essere più o meno flessibili e ciò rischia di creare difformità di applicazione dei contenuti della direttiva stessa. In Italia, ad esempio, Lega e Cinque Stelle hanno attualmente i numeri in Parlamento per emanare una legge di esecuzione più permissiva e così hanno già dichiarato di voler fare.

Dunque in alcuni Stati ci sarà vita più facile per i titolari delle piattaforme web mentre in altri Stati ad essi verrà dato filo da torcere. Altro che mercato unico digitale europeo.

il Parlamento europeo ignora la voce di 5 milioni di cittadini

Il Parlamento europeo si è purtroppo chiuso a riccio e ha preferito non ascoltare i 5 milioni di cittadini che avevano firmato una petizione e chiesto cambiamenti alla direttiva copyright. Si era partiti con il giusto obiettivo di riformare la direttiva sul diritto d’autore e invece siamo finiti per approvare un testo che mette a repentaglio la libertà di Internet e i diritti fondamentali. Il diritto d’autore va riformato, certo, ma senza bavagli.

Ha vinto la vecchia politica che volta le spalle agli interessi emergenti e nuovi delle start up e delle piccole e medie aziende digitali.

Staremo a vedere in che modo questo accadrà e come reagiranno a Mountain View e Menlo Park, nel frattempo le buone notizie arrivano dal fronte esenzioni.

  • Esentati dalla normativa gli snippet (ovvero i brevi frammenti di articoli di attualità condivisibili tramite link, embed o rss, purché siano brevi, specifica la riforma),
  • niente link tax dunque ma neanche i tanto temuti filtri che saranno unicamente a carico delle grandi piattaforme digitali.

In pratica, caricando online contenuti protetti da copyright, gli utenti non correranno più il rischio di sanzioni che ricadranno unicamente sui colossi dello streaming. Esentati dal regolamento infine Wikipedia (che nella giornata di ieri aveva oscurato il portale in segno di protesta), GitHub e non ultimi i MEME.

Dopo la legge truffa della normativa europea sulla privacy (il GDPR al quale ancora oggi a quasi un anno dalla sua entrata in vigore solo il 5% circa dei siti italiani si è conformato, siti governativi compresi).

Leggi anche:

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Regolamento UE sulla privacy, piccola guida al nuovo GDPR italiano

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