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Il sindaco Gambino scrive al premier Conte: “Oltre all’emergenza sanitaria, troppi cittadini avranno necessità dei beni minimi di sussistenza”

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Al Signor Presidente del Consiglio dei Ministri
Prof. Giuseppe Conte

Gent.le Presidente

Chi Le scrive è il sindaco dell’ultima provincia d’Italia e non per posizione geografica. Caltanissetta nella classifica della qualità della vita è risultata ultima e adesso sta con fatica, quella di tutte le altre città del sud e forse anche un po’ di più, affrontando questa emergenza senza pari dopo le due guerre mondiali. Ecco Signor presidente noi ci sentiamo in guerra, i sindaci ed il sottoscritto stiamo ogni giorno in trincea. Oltre ad affrontare il problema dell’emergenza sanitaria, a breve, se già non è in corso, dovremo affrontare l’emergenza sociale. Tanti, troppi i cittadini che avranno necessità dei beni minimi di sussistenza ed i nostri servizi sociali non potranno assolutamente risolvere il problema. Già le casse del comune stanno cominciando a subire il contraccolpo delle minori entrate dalle tasse che abbiamo sospeso o postergato. Durante le dirette che faccio ogni giorno per aggiornare la popolazione sulle novità cittadine, numerose sono le richieste di aiuto economico che arrivano per intere famiglie che non potranno usufruire degli ammortizzatori sociali. La nostra gente nella maggior parte dei casi è mono reddito con situazioni familiari complicate, difficili, delle quali solo noi sindaci che siamo gli ultimi avamposti delle istituzioni nel territorio ci facciamo carico ogni giorno. Perché pagheremo tutti un prezzo alto e soprattutto noi gente del sud. Tantissimi lavoratori dipendenti ed autonomi lavorano senza tutele previdenziali, molte microimprese e ditte individuali sono in debito con l’Inps proprio per le difficoltà di gestione in un tessuto deprivato come il nostro. Tutti questi soggetti rimangono ad oggi esclusi da ogni aiuto, mentre il blocco sostanziale di ogni attività rende drammatica la stessa sopravvivenza loro e delle loro famiglie. Alcune delle proposte sono state suggerite e concordate con altre forze politiche. Perché in questo momento non esistono colori ed appartenenze ma solo il bene comune. Le chiedo quindi di concepire e realizzare alcune misure concrete che tengano conto di questa parte da sempre in ombra, per svariate ragioni, del nostro popolo lavoratore, ed in particolare:
– Una sospensione dei pagamenti delle utenze elettriche, telefoniche, relative alla fornitura di metano, che non si traduca in un aggravio cumulativo alla fine dell’emergenza ma preveda una sorta di quota forfettaria minima che liberi queste famiglie dall’incubo della sospensione di servizi vitali e determinanti anche sul piano della salute.
– La possibilità che possano accedere all’assegno di solidarietà anche quei lavoratori autonomi che hanno pendenze di inadempienza nei confronti dell’Inps, prevedendo anzi per loro, alla fine dell’emergenza, la possibilità di sanare la propria posizione con un abbattimento degli arretrati ed una rateizzazione sostenibile (così come in passato è stato fatto per il recupero dell’evasione fiscale di chi aveva portato all’estero ingenti capitali)
– Il potenziamento dei servizi nei confronti degli anziani (che qui nelle città meridionali sono ormai parte maggioritaria della popolazione) esposti all’abbandono, alla solitudine ed ai rischi di deprivazione alimentare, sanitaria e relazionale; servizi socio-sanitari che potrebbero essere affidati ai Comuni insieme alle ASP con un piano straordinario di assunzioni a tempo di operatori e figure professionali dedicate.
Queste sono soltanto alcune segnalazioni di emergenza nell’emergenza, che ci permettiamo di avanzare alla Sua attenzione e che siamo certi vorrà prendere in positiva considerazione.

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