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La riflessione di un cittadino su “’Pucciolo, l’albero di natale Nisseno specchio della città” che ha destato ilarità sui social

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In questi giorni che precedono il Natele le città di tutta Italia sono addobbate a festa, tra luci, festoni, alberi natalizi, presepi, mercatini e tant’altro, dalle città più piccole a quelle più grandi, si respira il vero clima natalizio, tranne a Caltanissetta, nella quale tutto si respira tranne che un clima sereno, allegro e festoso.

Inutile ribadire e continuare a soffermarsi sulla polemica che ha come tema gli “addobbi natalizi” in città, basta sentire le comuni voci dei nisseni, l’amarezza dei commercianti, soprattutto del centro storico e leggere i post e commenti vari sui social.

Ma la ciliegina sulla torta, in questa vicenda, arriva proprio in data 13 dicembre, per il giorno di Santa Lucia, con l’installazione del tanto atteso “albero di Natale” in corso Umberto, nei pressi dell’ingresso di Palazzo del Carmine.

L’albero non tarda a diventar famoso soprattutto nei social, una vicenda simile a quella del 2017 a Roma con il famoso albero “Spelacchio” ed anche io al nostro caro alberello ho voluto dare un nome: “Pucciolo”

Parlare di “Pucciolo” , non vuol dire affrontare necessariamente un tema per forza maggiore di natura sarcastica. Anzi, per certi versi potrebbe anche rappresentare una discussione classica all’italiana, data la diversità di opinioni (negative) che girano intorno a questo alberello, che si presenta piuttosto scarno, minimo, povero e infelice , appunto, da infondere una sorta di tristezza in chi lo contempla nella sua forma minuta e priva di qualsiasi slancio vitale, ma non di un’anima in pena. Appositamente mi sono recato in corso Umberto, e passando per il “suo” luogo l’ho guardato con attenzione, da diverse angolature: più che una pianta mi sembra un figurante, uno di quegli artisti di strada che assume una posizione immobile, sospendendosi tra l’umano e la materia.

E, più di qualsiasi critica, congettura e analisi sulla città in cui è stato piantato e allestito, ne traduce simbolicamente le condizioni, adagiandosi in uno stato di compassione che nessun albero al mondo è in grado di raffigurare. Genera compatimento, sì, ma esprime al contempo una pietà che gli appartiene, come a esternare un sentimento misericordioso per la città e coloro che lo osservano. Insomma, l’albero farà anche pena, ma è come se anche lui ne provasse una proprio per i cittadini e l’intera città in cui è stato istallato, forse anche, per chi lo ha messo lì, in bella mostra.

Pucciolo sembra riassumere, nella sua impresentabilità, un risentimento verso l’umana conduzione di una città, ormai in ginocchio che è l’emblema della sua intera popolazione. Costringe, chi lo osserva, a un’involontaria riflessione sulla povertà (soprattutto di spirito), sull’approssimazione, sul disagio, sull’inadeguatezza, sul mancato senso di appartenenza e identità che permane in fondo all’animo di chi guarda all’esistenza con preoccupazione. Per me, rimane l’albero di Natale più coerente che abbia mai visto. Esso si rapporta con l’esterno, diventandone un’immagine genuina, fino a rappresentarne lo strumento per interpretare e qualificare la realtà tutt’intorno.

Ci vuole poco a disprezzare Pucciolo: per squalificarlo basta risalire alle radici pagane nordiche dell’albero natalizio, oppure alla tradizione occidentale che richiama l’unità della famiglia e degli affetti, secondo cui l’albero deve essere necessariamente bello e rigoglioso, poiché deve creare un’atmosfera romantica e piacevole.

Ma, Puccio, ahimè, deprime i nisseni, però resta coerente, a ricordarci che Caltanissetta, in questo frangente, non sa e non può essere, nella sobrietà che le compete, luminosa e radiosa. In futuro, un albero di Natale normalissimo, non particolarmente brutto, non fastosamente attraente, ci dirà che a Caltanissetta tira un’aria meno triste?

Giuseppe Antonio Fiocco

Audaces – Caltanissetta

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