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Gli educatori e operatori delle comunità per malati psichici: “Come spiegare questo momento?”

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Gli educatori e operatori delle comunità alloggio per disabili psichici dell’associazione Casa Famiglia Rosetta di Caltanissetta “San Pietro e San Paolo”  (direttori Carlo Campione e Francesco La Magna) e di Mussomeli “Mons. Spinnato” (direttrice Salvina Mingoia), insieme a tutto lo staff degli operatori, sono in prima linea accanto ai tanti lavoratori che operano con le persone più deboli, quelle che il virus colpisce di più e più facilmente. Lo fanno con grande senso del dovere e la passione per il lavoro che hanno scelto con amore e senso di responsabilità.

Spesso non è semplice per gli operatori relazionarsi con i disabili psichici, avere una lingua comune per intendersi, per vivere insieme. Una volta erano definiti “pazzi”: uomini da cui prendere le distanze ma che hanno le stesse sensazioni degli altri uomini, gli stessi affetti, sentimenti la stessa dignità degli altri uomini… ma pazzi e diversi. Proprio come tutti gli uomini… diversi. Spesso attraverso gli altri, magari diversi, capiamo meglio noi stessi.

E’ complesso relazionarsi con i disabili psichici perché talvolta hanno una visione del mondo incomprensibile e complicato. Cosa è il coronavirus e perché non possiamo più uscire dalla comunità. La vita un mese fa in struttura era diversa fatta di “uscite” in campagna, piscina, ippoterapia, palestra, visite ai bar tra la gente era lo sforzo degli operatori per integrare e socializzare, una vita tutta vissuta all’esterno della comunità. Il concetto di reclusione, nessuno era abituato a viverlo, tranne qualcuno che ha concluso il programma nell’ospedale psichiatrico giudiziario.

Spiegarlo ogni giorno non è stato facile, spiegare che tutto il mondo è coinvolto. Spiegarlo a chi ha vissuto la propria vita da schizofrenico paranoico, per chi ha una profonda alterazione del pensiero e del comportamento non è semplice, perché tutti i parametri sono diversi. Abbiamo dovuto trasferire tutto il nostro lavoro all’interno della struttura: facciamo due turni per il pranzo, diventeremmo troppi in sala pranzo. C’è il quotidiano momento del KaraoKe , gare di cucina, incontri per conoscersi meglio, preghiere. Fare tesoro di ogni sfumatura della cose dette per interpretarlo in una logica d’insieme. Imparare a mettere in ordine la casa, limare i traguardi già raggiunti senza cadere nella monotonia. Un altro elemento molto delicato da gestire in questa difficile situazione sono i rapporti affettive con le famiglie d’origine, spesso riallacciati con fatica. Sopperiamo con le video chiamate, ma non è la stessa cosa anche perché alcuni parenti, di una generazione diversa, manifestano poco interesse a semplici novità.

Ci auguriamo che questo periodo non duri troppo, il nostro lavoro in questi giorni è molto cambiato di intensità, si tratta di inventarci ogni giorno qualcosa. Ma lo facciamo con piacere e desiderio di metterci in gioco. Svolgiamo, in modalità video chiamata, anche le nostra riunioni d’equipe, oggi determinanti più che mai per confrontarci e per condurre linee terapeutiche d’intervento in continua evoluzione.

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