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Caso Saguto. I penalisti: “Dialettica non vuol dire attacco immotivato”. L’Anm: “Nessuna violazione del diritto di difesa”

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Botta e risposta tra avvocati e magistrati dopo quanto accaduto nel processo per il caso Saguto, in corso a Caltanissetta, con gli avvocati Boris Pastorello e Antonino Falzone che hanno rinunciato ai mandati difensivi. Di seguito le note diffuse dalla Camera penale nissena e dalla sezione nissena dell’Associazione nazionale magistrati.

I penalisti sostengono: “La Camera Penale di Caltanissetta, in relazione a quanto emerso durante la celebrazione del procedimento a carico di Cappellano Seminara più altri, rivendica la prerogativa per ogni difensore di esercitare  il proprio mandato senza alcuna limitazione che non sia il rispetto della legge, delle regole processuali e con le garanzie riconosciute, non ultima quella di non subire, senza una specifica e fondata ragione normativamente prevista, interferenze investigative  che vanifichino il libero ed inviolabile diritto di difesa dell’imputato.  La dialettica processuale non deve mai trasformarsi in uno scontro tra le parti e, meno che mai,  in un ingiustificato attacco all’attività difensiva. La parità tra accusa e difesa è un caposaldo della nostra Costituzione. Alla luce delle di quanto accaduto,  esprime preoccupazione per la possibile deriva delle garanzie processuali,  mai sacrificabili, a maggior ragione  a fronte della ,sia pure legittima ,ricerca investigativa di responsabilità penali. Auspicando il ripristino di un clima di rispetto reciproco dei ruoli e delle regole che ha sempre caratterizzato il nostro prestigioso ambiente Giudiziario, esprime la propria solidarietà all’avvocato Boris Pastorello, penalista che ha sempre onorato la toga con  professionalità,  correttezza e lealtà , certi che solo applicando e rispettando le regole del contraddittorio si possa collaborare per rendere un servizio alla giustizia ed al giusto processo”.

L’Anm, con un documento firmato dal presidente Pasquale Pacifico, afferma: “Contrariamente a quanto riportato nei comunicati stampa, nessuna conversazione tra imputato e difensore è stata oggetto di trascrizione o deposito, pertanto nessuna violazione si è consumata rispetto ai diritti della difesa costituzionalmente garantiti. Nelle note diffuse si lanciano pesanti e gratuite accuse in relazione alla correttezza dell’operato processuale dei colleghi Maurizio Bonaccorso e Claudia Pasciuti, impegnati quali Pm del processo e a loro esprimiamo incondizionata solidarietà e pieno appoggio”.

“L’Anm manifesta la propria preoccupazione per il fatto che uno scontro in udienza tra pubblica accusa e difesa, del tutto connaturato alla dialettica processuale, sia stato utilizzato da per la ricerca di improbabili quanto inopportune ribalte mediatiche, in nome di una assunta, ma insussistente, violazione di diritti costituzionalmente garantiti. Richiamiamo la necessità di sobrietà nelle forme di comunicazione esterne da parte di tutti i protagonisti del processo, a maggior ragione, in un momento in cui, come purtroppo dimostrano recenti vicende di cronaca, la magistratura nissena appare oggetto di sovraesposizione per le delicate inchieste ed i complessi processi che si trova ad affrontare e auspichiamo che per il futuro la dialettica processuale, ancorché aspra, rimanga nelle sedi istituzionali a ciò preposte e non divenga oggetto di inopportune polemiche mass mediatiche”.

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