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VIVIAMO NEL MIGLIORE DEI MONDI POSSIBILI (ovvero la luna quintadecima). Il “racconto” di Marina Castiglione

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La pandemia mondiale ha reso quotidiano il nostro accesso e uso dei mezzi informatici. Non ci sarebbe attività didattica senza DAD, acquisti online, pagamenti bancari da remoto, prescrizioni mediche.

È anche vero che questa perizia e accessibilità non appartiene a tutti: lo dimostra la scarsa propensione al ricorso al PC per certe fasce anagrafiche e, in molti più casi di quanto non si creda, lo stesso possesso degli strumenti si configura come una possibilità economica non alla portata.
Eppure l’intera gestione della fase vaccinale è demandata alle prenotazioni online. Sebbene l’intera popolazione italiana sia censita sotto il profilo medico, non foss’altro perché ha un medico di base che ne conosce la situazione anamnestica, anziché inviare un semplice SMS a chiunque, corredato da informazioni per l’accesso alla vaccinazione, si è preferito demandare al singolo l’accidentato percorso della prenotazione, escludendo quasi completamente il confronto umano.
Io per prima, fidando in un certo grado di familiarità con mail, moduli, scansioni, non mi sono preoccupata più di tanto. Ho reperito sui social il link a cui prenotare mia madre. Il primo tentativo non va in porto: scopro che il numero di tessera sanitaria non corrisponde ed in effetti rilevo che la tessera è scaduta. Mi reco presso l’ex ospedale Vittorio Emanuele, dove una funzionaria gentilissima mi informa che la nuova tessera è stata spedita a settembre ma che per un qualche motivo il corriere non l’ha mai recapitata. Mi produce una copia con la quale mi accingo a fare il secondo tentativo. Stavolta con linearità, il 15 marzo prenoto per la domenica successiva la prima dose di AstraZeneca, avendo mia mamma tra i 70 e i 79 anni d’età. A stretto giro arriva l’annullamento per le note situazione di ritiro del vaccino. Nel frattempo si materializza la possibilità (sempre conosciuta attraverso i media, Dio ne scansi da una banale comunicazione dell’ASP!) di accedere al vaccino della Pfizer avendo un codice di esenzione tra quelli specifici. Rifaccio il terzo tentativo: scopro così che nella nuova tessera non c’è abbinamento con il codice esenzione. Mi reco stavolta in via Malta, dove mi viene assegnato con altrettanta gentilezza il codice collegato alla patologia di mia madre. E siamo così al quarto tentativo: vado alla compilazione e il sistema mi informa che al codice fiscale di mia madre è già abbinata una prenotazione (ossia quella vecchia annullata dallo stesso portale), pertanto non posso produrne una nuova.
Nel frattempo le persone salgono e scendono dalla sede del CEFPAS con e senza prenotazioni, pur di mettere in sicurezza i propri anziani. Fanno lunghe file, alcuni si ritrovano con le macchine rimosse, tutti prendono freddo e in più si sottopongono ad assembramenti evitabili. Appare allora un nuovo recapito mail: questa volta non è del sito nazionale, bensì di quello dell’ASP locale. Scrivo e mi viene inviato un messaggio standard con cui mi si informa che le prenotazioni si potranno fare soltanto a partire da giorno 23. Il 23 mattina, armata di una pazienza dettata dall’importanza della risoluzione del problema, scrivo, chiedendo tra le note se sia possibile prenotare soltanto per il sabato e la domenica per consentirmi l’accompagnamento. La risposta, altrettanto meccanizzata, è «abbiamo preso in carico la sua pratica».
In assenza di notizie, provo anche il numero verde: «il servizio è attivo in orario d’ufficio sino al venerdì alle ore 18:00». Bene: in una condizione straordinaria, si risponde con mezzi ordinari. Dopo aver dedicato quasi quindici giorni ad esercitare il diritto/dovere alla salute di mia madre, domenica mattina le impongo di vestirsi e di provare a fare una fila in via Luigi Monaco. Come in un castello medievale, veniamo bloccate da un giovane (gentilissimo) della Croce rossa che chiede la prenotazione. Spiego la situazione, ma è irremovibile. Arriva un volontario dei Carabinieri a cui espongo che siamo finite in un loop tra le due piattaforme, nazionale e locale, sicché nella prima non siamo state rimosse, benché l’annullamento sia arrivato in maniera ufficiale, e nella seconda non rispondono. Anche questo secondo signore, altrettanto gentile, mi dice che è inutile aspettare perché non ci farebbero salire in ogni caso. Chiedo di fare la fila, rispettosamente, perché ho portato mail, prima prenotazione, tessere, moduli compilati e vorrei semplicemente mostrarli ad un interlocutore dotato di forma umana che mi dica come risolvere. Dico con un sorriso speranzoso: «è Domenica delle Palme, possibilmente l’accesso sarà positivo e risolveremo facilmente.» La risposta è no, ancora una volta.
Torniamo a casa abbastanza deluse. Cos’altro fare? Mentre il pomeriggio mi confronto con amici che so in situazioni altrettanto irrisolte e chiamo anche un avvocato per scrivere al Tribunale dei diritti del malato, sento che dentro di me devo cambiare atteggiamento. Siamo SI-VAX, viviamo nel migliore dei mondi possibili e Candido ci fa un baffo! Riusciremo nell’impresa.
La sera, alle 19.00, costringo mia madre già predisposta per la cena a rivestirsi e a uscire. Fa resistenza. Mia madre è una ligia alle regole, ai divieti, agli obblighi e questa soluzione non la sa interpretare se non con la mia esasperazione. Stavolta però non sono affatto esasperata: ho deciso di affrontare la situazione come uno studio di fatti e conseguenze.
Arriviamo in viale Luigi Monaco e tutto è al buio. Non ci sono le forze dell’ordine a organizzare le file di auto, manca del tutto lo stand della mattina. «Ecco, hai visto? Mi hai fatta uscire per niente. Torniamo a casa». Mia madre non ha mai visto il CEFPAS e non sa neanche cosa sia (in effetti se lo chiedono in molti, da qualche decennio), per cui affronto la salita con l’auto per farle vedere almeno dall’esterno questo grande complesso. Il cancello è semi aperto. Entro con la macchina, tra le preoccupazioni di mamma che teme si tratti di un indebito accesso. Seguo le frecce verso il centro vaccinale e nel frattempo le racconto perché era nato questo grande centro regionale. Si vedono dietro ad una transenna delle auto. Parcheggio e scendo, male che vada troverò un medico con cui parlare e a cui chiedere come continuare la ricerca del sacro Graal.
Entro nel padiglione, e molti giovani medici e infermieri si girano a guardarmi. Provo a dire qualcosa per illustrare la situazione, ma una giovane dottoressa mi dice: per caso lei ha questo tal codice di esenzione? Io no, rispondo, ma mia madre sì, ha proprio quello! Venga subito, una signora all’ultimo momento non ha potuto avere la sua dose a causa di un problema di salute e non abbiamo più prenotati. Mentre chiamo mia madre, tiro fuori tutte le mail, i codici, le tessere e la dottoressa mi dice: ma lei ha una prenotazione, questa resta in ogni caso valida, ha anche caricato il pdf di esenzione. La macchina, però, con cui ho avuto a che fare per giorni, non lo sapeva.
Morale: dove non poté l’informatica e dove non poté la domenica delle Palme, poté una luna quinta decima che, con il favor delle tenebre e la buona sorte, ci ha condotte alla vaccinazione agognata.
Bastava, in fondo, parlare con qualcuno.

Marina Castiglione

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