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Social network e informazione. Le riflessioni di Sergio Cirlinci, amministratore di uno dei gruppi nisseni più popolari su Facebook

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Voglio provare a spezzare una lancia a favore dei social; infatti non passa giorno che non si senta o si leggano attacchi specialmente nei confronti di Faceebook, visti come un luogo di cospiratori, lamentosi, beceri, criticoni e produttori di false notizie. Essendo un sostenitore dei social, ai quali piaccia o no si deve riconoscere il ruolo di aver creato un’alternativa valida all’informazione ed alla comunicazione, nonchè ad aver contribuito a mettere in contatto tante persone che magari si erano perse di vista, fatto nascere tante belle amicizie, qualche amore ed iniziative di ogni tipo. Al netto delle giuste critiche, è sicuramente uno strumento importantissimo a cui in pochi sanno ormai rinunciare sia per intrattenere rapporti umani che informarsi su tanti avvenimenti locali e non. Mi son chiesto però in questi anni quali sono i motivi che spingono molte persone non all’indifferenza, lecita, ma all’avversare in maniera in alcuni casi anche forte, fino all’odio, e cercare di mettere a tacere o sminuire il ruolo di Facebook in particolare. Se ci riferiamo alla classe politica esistono due politici social differenti: il primo che li ama e li utilizza per comunicare quanto di buono fa, accettando suggerimenti, consigli e qualche critica, ma essendo consapevole di aver lavorato bene non ha una vera e propria paura; il secondo è quello che vuol fare il furbetto, pensando che gli ascoltatori sono stupidini si arrabbia facilmente provando profondo fastidio quando qualcuno gli risponde interrompendo i suoi proclami e le autocelebrazioni, arrabbiandosi ancor di più perchè non può più veicolare i suoi messaggi a piacimento essendo la sua attività resa immediatamente visibile e soggetta a critiche. Spesso e volentieri certe dichiarazioni vengono subito contraddette da fatti e circostanze che in passato potevano benissimo essere messe a tacere o non fatte sapere all’ignaro cittadino, che si beveva tutto quello che lui ed i suoi amici giornalisti ci raccontavano. Infatti se facciamo un passo indietro, al tempo in cui non esistevano i social e ripensiamo a come veniva gestita la comunicazione, ci rendiamo conto di come molto sia cambiato. Anni fa si guardava il telegiornale nazionale, regionale o locale o si aspettava l’indomani per leggere magari più approfonditamente certe notizie sui quotidiani, notizie spesso filtrate a dovere. Con l’avvento di internet tutto è diventato “tempo reale” e senza filtri; i Tg o i giornali arrivano dopo o spesso non arrivano proprio. Ciò ha determinato in molti paura del non controllo e, specialmente in chi con le notizie ci campa, una forma di stupida “gelosia”, dovuta solo al fatto che, nel giornalismo è importante l’arrivare per primi a dare una notizia, con facebook si è perso lo scoop. I bravi giornalisti però, che fortunatamente anche noi abbiamo, sono talmente intelligenti da saper utilizzare a proprio vantaggio i social, prenderne delle volte notizie, farle proprie e svilupparle in una maniera talmente personalizzata da farle sembrare come nuove notizie aggiungendo il giusto professionismo; al contrario il giornalista di strada, colui che è abituato a scrivere della vecchietta scippata alla posta o del gatto sull’albero, giustamente s’incazza perché il social al 99% lo anticipa rubandogli la notizia. Da tutto ciò è giusto fare una differenza netta; è chiaro che un social è una piazza virtuale ed il giornalismo è ben altro, ma spesso gli stessi addetti ai lavori questa differenza non la percepiscono ed attaccano il web con la speranza di sminuirne l’importanza o, peggio per come qualcuno auspica, di farlo chiedere. Quindi anche oggi leggeremo e sentiremo un politico o un giornalista o similare, attaccare i social dicendo di creare polemiche inutili o giornalisti che ad arte parlano di fake news. Ciò dimostra che si vuol mantenere e non perdere un ruolo dominante, quasi un monopolio nell’informare e sul come informare, considerando il social un antagonista. Spesso però, soprattutto i politici, meno i giornalisti usano i social come strumento per mettere in giro voci “non confermate”. Adesso non sto qui a discolpare i social, che hanno tantissimi difetti, ma la fake spesso nasce anche grazie ad articoli poco chiari, di parte o tendenziosi, volti a voler proteggere o accusare l’amico o il nemico di turno. Dimostrazione ne è che una notizia letta su testate diverse assume “verità” diametralmente opposte, un po’ come in un incidente stradale dove tutti danno una propria versione, ritenendo di aver ragione. Quindi in un contesto di onestà intellettuale, bisogna riconoscere validità ed importanza ai social. Un consiglio per qualcuno, se mi posso permettere, oltre alla vecchietta ed al gatto sull’albero, fatevi portavoce delle esigenze dei cittadini e con il vostro lavoro date loro risposte, fate sapere ai vostri lettori certe verità, chiedete ad esempio ai consiglieri i motivi per cui si lamentano del sindaco ma non lo sfiduciano, insomma fate un giornalismo più pungente, più onesto e critico, non fate solo gli amici, ogni tanto dare qualche schiaffo male non fa di certo, anzi aiuta a migliorarsi e a crescere. Di questo ha bisogno la città…. le fake news lasciatele scrivere ai social…noi siamo il “popolino” e amiamo fare “curtiglio”. Non vorrei però che alla fine l’informazione, quella spontanea, sincera, senza veli o timori reverenziali esca dai social, visto anche che spesso attingete, con nostro piacere, spunti, notizie ed immagini per il vostro lavoro…almeno poi non criticateci. Ad Maiora,

Sergio Cirlinci

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