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Perfect Sensuality. L’eroe americano – Capitolo quarto

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New York

Thomas aveva calcolato le ore di volo, ma all’ora del presunto arrivo aveva aspettato invano la telefonata di Joe.

In Brasile doveva essere notte fonda, e la preoccupazione lo fece lo stesso decidere.

Avrebbe chiamato lui.

Era a cena da cari amici di Joe che, nel tempo, erano diventati anche i suoi.

Seduti al tavolo, tenendosi la mano, c’erano Kitty e Joy.

Kitty un tempo all’anagrafe Christopher Foster, era una persona simpatica e cordiale. Era un transessuale di quarantotto anni, dall’aspetto bizzarro e molto provocante. E nonostante avesse per natura dei bei capelli folti e scuri, a volte, portava lunghe parrucche di vario colore, a seconda di cosa indossasse e dell’umore.

D’aspetto invece faceva concorrenza alla Jessica Rabbit del cartone omonimo. Con l’aiuto della chirurgia era dunque procace e molto sensuale.

Con lei c’era il marito Joy Steward, uno psicologo grande e grosso irruento, ma una gran brava persona.

Sembrava a tratti uno scaricatore di porto, ma era un serio professionista nel suo campo, molto apprezzato. Ed era proprio per la sua grinta e la sua tendenza a dire sempre in faccia la verità alla gente, che l’avevano fatto diventare uno degli psicologi più affermati di New York.

Kitty era amica di Joe sin dai tempi dell’università. Si erano conosciuti al secondo anno di giurisprudenza. Anche se poi Kitty aveva cambiato completamente strada, dedicandosi ad un altro ambiente. Joe era stato il suo paladino sin dall’inizio, fin da quando i bulli l’avevano preso di mira, perché diverso.

Joe aveva preso e dato botte da orbi per lui… anzi per lei.

Kitty era donna dentro l’anima da sempre, e nei documenti da ormai dieci anni. E da cinque era la moglie di quell’omone, grande e grosso di Joy.

Joy l’aveva conosciuta l’anno prima di sposarsi. Era stata sua paziente prima e amante dopo. Per lui, Kitty, era una vera donna, molto più femmina delle femmine nate tali. Joy era sempre stato eterosessuale e si era innamorato della meravigliosa e conturbante femminilità della sua paziente preferita. E Joy, aperto e moderno nell’affrontare le dinamiche della vita, aveva accettato da subito il mondo particolare e variopinto di sua moglie.

Kitty era una stilista, chiamata la Strega della Moda newyorchese. Ma soprattutto aveva accettato, la sua profonda e sincera amicizia, quasi viscerale, tra lei e Joe Shark.

Tra Kitty e Joe c’era stata una specie di attrazione ai tempi dell’università, ma presto avevano capito che se la sarebbero cavata meglio, alla grande, da amici. Da amanti si sarebbero lasciati presto, distrutti… e persi.

Joe voleva uomini senza tracce di femminilità e donne che accettassero da subito la sua doppia natura. Kitty invece era meno complicata, lei preferiva decisamente solo uomini.

***

Thomas osservò lo sguardo perplesso di Joy.

-Chiami tu?- Fece l’uomo.

-Sì, sono ufficialmente preoccupato.-

Kitty gli strinse un braccio e gli sorrise.

-Su, forza… anche io sono in pensiero.-

Thomas sospirò e compose il numero. E mentre aspettava che la linea prendesse, parlò ai suoi amici.

-Da un po’ Joe è strano, distante e con la testa chissà dove! Ho paura che si stia allontanando da me!- Fece confidandosi.

Joy e Kitty si guardarono negli occhi, ma non poterono dare la loro opinione a proposito perché Joe aveva risposto.

Thomas sentì subito il tono stanco e preoccupato del suo uomo.

-Ciao amore. Oh! Cosa è successo?- Lui cercò lo sguardo confortante di Kitty.

Lei e il marito sentirono parlare a raffica Joe, si capiva da lì che era nervoso.

Thomas ascoltava frastornato.

-Oh… mio Dio! Che animale. E ora, dove sei?-Thomas lasciò la mano di Kitty e si passò le dita tra i radi capelli. Ascoltava e sembrava molto preoccupato.

-Ok… stai attento, dimmi se ti serve qualcosa… e fammi sapere come se la cava, ok?-

-Va bene, sei sicuro? Chiami tu? D’accordo.- Joe chiuse la comunicazione.

Thomas osservò i visi preoccupati dei suoi amici.

-Ragazzi… pazzesco, solo a Joe poteva capitare una cosa del genere!-

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