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Lettera aperta dello scrittore e pittore Giuseppe Burgio ai nisseni: “Mi sento obbligato a scuotervi, svegliarvi da questo torpore a cui vi siete abbandonati”

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Scusatemi nisseni se vi disturbo distogliendovi dal vostro ozioso tran-tran giornaliero.

Sono Giuseppe Burgio, Peppe mi chiamavano gli amici quando ragazzo lisciavo le basole andando avanti e indietro lungo i corsi come facevamo in tanti ai tempi di allorquando sognavamo futuri possibili ma realmente irraggiungibili; Tony Bennett IV, cantante rock che assieme ai Delfini ci esibivamo nei night-club in giro per il Paese e poi pittore e adesso anche scrittore.

Ho compiuto ottantuno anni e tra qualche mese ottantadue e forse è stata l’età che mi spinge a indirizzarvi questa lettera. Il perché?

Mi sento obbligato a scuotervi, svegliarvi da questo torpore a cui vi siete abbandonati.

Ne vale la pena? Certo che sì in quanto sono arciconvinto che sotto sotto, dentro ognuno di voi vi è il sicano, il testardo, l’indomito che se vuole può raggiungere apici impensabili tanto da bastare poco, un piccolo stimolo, un nulla per risvegliare quella testarda tigna che c’è in ognuno di noi.

 Circola da molto tempo, ma adesso è diventato molto cattivo, una specie di virus che “qualcuno” ha seminato e il cui risultato non dà febbre e nemmeno tosse, ma solo un silente “obliare” che vi fa assumere quello stato di ”schiffaramento” giornaliero e perpetuo come di chi in fondo in fondo del suo “essere” non gliene importa nulla.

 Questo “qualcuno”, forse non ha corpo, forse non ha origine politica ma vediamo comunque che, pur senza fare nulla, senza fare rumore ha prodotto il risultato di avere creato una “popolazione-gregge” e il cui unico obbiettivo altro non è se non quello di indurre a chiedere al Giovenale di turno, quel “panem et circensis” che, così facendo, altro non ha fatto se non rendervi atarassici a tutto.

Vedete nisseni cari, io vivo da oltre quarant’anni a Reggio Emilia; ho vissuto a Roma, Milano, Palermo, Messina, ho girato in lungo e in largo l’Europa e ho conosciuto l’America del Nord, ma in ogni dove io, ogni mattina, il mio primo pensiero era rivolto al mio “altrove”. Anche adesso: sono qui in questa Emilia ospitale, e la mia anima è sempre rivolta a quell’altrove dove sono nato ed è questo il motivo di questa lettera. Non voglio intromettermi nei fatti vostri; questa non è per chiedervi cortesie: anzi credo che la cortesia sono io che ve la faccio ponendovi quelle domande che nell’immediato sembrano retoriche ma potrebbero avere, anzi lo hanno, un risvolto sulle generazioni che verranno e saranno le vostre risposte a deciderlo:

“Cosa puoi fare oggi e quale obiettivo pensi di raggiungere domani per fare cambiare verso agli eventi, per fare rivivere Caltanissetta?”

Una settimana fa, tramite Facebook, ho inviato una lettera aperta al signor Sindaco. A dire il vero non pensavo di avere toccato il cuore dei nisseni. Alcuni, residenti a Roma, altri a Milano, insomma nisseni esuli come me, mi hanno telefonato rimproverandomi dicendomi “stai perdendo il tuo tempo”, “ma cu ti lu fa fari!”, ma lassalu stari!”. Ma il solo fatto che mi hanno risposto con la solita “fatalità araba che è insita nel nostro essere”, mi ha fatto capire che era stata utile.

Avevano tutti ragione, ma il solo che ha fatto finta di non averla notata è stato il “signor Sindaco”. Non solo non ha risposto, ma non si è fatto sentire nessuno del Municipio, mentre moltissimi di voi mi hanno fatto pervenire plausi e ringraziamenti per l’iniziativa, a dir loro unica, tanto da avermi spinto a vergare questa ai nisseni come me, per spingervi ad andare oltre.

Occorre attivarsi, creare quegli “stati generali”: premetto che questa non ha di politico; il suo compito sarebbe quello di pungolare non io ma voi, il primo cittadino ad ascoltare le proposte della cittadinanza ad un sindaco che nisseno non è. Un piano strategico esiste e io l’ho inviato a più di un sindaco ma giace – almeno lo spero – impolverato in qualche cassetto e, comunque, si potrebbe recuperare se dovesse essere introvabile quello da me inviato.

Io, se fossi al posto vostro, citando la mia lettera aperta al Sindaco a cui lui non ha risposto, chiederei:

 Perché non ha risposto?

Questo piano esiste?

Se esiste, come mai non è stato attuato?

E’ vero che avete rifiutato la donazione della serie dei quadri “ciclo dei Moncada”?

E’ vero che esiste un piano per rendere i sette vecchi quartieri storici in mete turistiche?

Come vedete non è una cosa difficile, il signor Sindaco non credo abbia il pudore di non ricevere dei cittadini la cui l’unica cosa che desiderano da lui non è il reddito di cittadinanza o la casa popolare o il posto al comune e nemmeno la pensione, ma solamente “rendere vivibile, florida Caltanissetta, dandole il giusto posto negli itinerari turistici siciliani e facendola rivivere come era una volta quando era una realtà culturale nota come punto di riferimento nel mondo della cultura italiana.” Che senso ha inventarsi “strada degli scrittori” quando non si fa nulla per farli conoscere?

Oggi, parlando al telefono con l’amico Leandro Janni, gli ho chiesto: “Ma esiste ancora il cinema Bellini? Certo che esiste, mi ha risposto meravigliato. Al che io, curioso come una scimmia continuai:  ma allora come mai il Comune non lo acquisisce, rendendo quella struttura – mille posti a sedere – per scopi culturali? Non mi dire per mancanza di fondi? C’è il PNRR.”

Queste sono le semplici domande che farei al posto vostro e, “conditio sine qua non”, mai mollare la presa. Il mollare è come arrendersi e un nisseno non si è mai arreso e combatte fino a quando riuscirà a ottenere risultati.

Io ci sono e non solo io, ma anche altri se la cosa assumesse un significato serio, e sarebbero a vostro fianco disponibili. E mi risulta che a Caltanissetta esistono persone che non attendono altro, se chiamati, di aiutarvi in questa battaglia di rinascita.

Ad majora!

Giuseppe Burgio

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