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Il pronto soccorso dell’ospedale S. Elia presenta ancora alcune criticità

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Riceviamo e pubblichiamo una lettera da parte di un cittadino.

“Il nuovo pronto soccorso del S. Elia di Caltanissetta, inaugurato lo scorso 26 gennaio ed entrato in funzione il 30 gennaio, è una struttura di 1100 metri quadrati organizzata per accogliere ogni anno circa 30.000 pazienti. “In un momento in cui si parla di tagli – ha detto il direttore generale Carmelo Iacono – noi inauguriamo una struttura bella e funzionale, dove ci sono competenze, capacità, percorsi innovativi. Dotiamo questo territorio di una struttura in grado di dare risposte efficienti, ridurre i tempi di attesa in un momento in cui è particolarmente importante avere risposte in tempi rapidi”. Alla presentazione inaugurale c’era anche l’assessore regionale alla Famiglia, al lavoro, Mariella Ippolito, che nel suo intervento ha detto: “Io sono assessore anche al sociale – e vorrei che in questo nuovo Pronto Soccorso ci fosse “accoglienza ed umanizzazione” e si accettasse la sfida di creare percorsi specifici per anziani e disabili”. Parlando con alcuni cittadini utenti del nuovo pronto soccorso ho ritenuto sabato verificare sul posto alcune criticità descritte, al fine, di poter avviare una seria riflessione e contribuire nel mio piccolo a migliorare l’efficienza dei servizi offerti ai cittadini; mi sono così reso conto che: 1) non è facile trovare l’ingresso del pronto soccorso (permane ancora la vecchia segnaletica); 2) nella sala del triage spesso si creano momenti di confusione (barelle, pazienti e familiari che vanno e vengono, dalla radiologia o ai piani superiori); 3) la sala pazienti già visitati, in attesa di essere avviati nei reparti o dimessi, ha a mio giudizio criticità relativamente alla privacy; 4) l’ambulatorio dei codici bianchi potrebbe essere meglio collegato con le altre sale dei codici rosso, verde e giallo e con  lo stesso triage, anche per evitare al paziente e ai familiari un aumento di un comprensibile stato d’ansia; 5) la postazione del medico responsabile dell’ambulatorio codici bianchi ritengo dovrebbe essere meglio protetta, ai fini di evitare le sempre più frequenti aggressioni; 6) permane nonostante il trasferimento nei nuovi locali la carenza di personale sanitario. Ho scritto queste mie considerazioni per contribuire a non vanificare mesi e mesi di lavoro fatto, sicuro da cittadino di fare sistema a rete.

Carlo Sorbetto

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