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I respiri prima della scena: Théatron, il teatro della città

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Caltanissetta è una città viva, anzi vivissima.

Il subbuglio culturale è una realtà, basti pensare alle numerose associazioni culturali esistenti e attivissime. Perché, dunque, questo fermento qualche volta non si ascolta troppo bene?

Forse, le associazioni culturali dovrebbero dialogare, confrontarsi di più, come già in parte accade.

Ed è probabilmente per questo che Caltanissetta e i suoi attori-cittadini di sempre hanno sentito la spinta impetuosa di metterlo in scena questo dialogo: nasce Théatron il teatro tra i teatri del territorio.

L’esperimento di fusione di più compagnie volte ad interfacciarsi vuol essere un dolcissimo accarezzarsi d’esperienza.

Noemi Ballacchino

Del resto, cosa può esistere di più espressivo del teatro per accarezzare le emozioni, della musica per fare l’amore con le memorie, del teatro nella musica come irrinunciabile penetrazione dei sensi?

Nomi brillanti della città bastano a far tremare l’Anima nell’attesa di vederli sul palcoscenico, tra i velluti e lo scricchiolìo dei pavimenti e delle scenografie: Giorgio Villa, Giuseppe Mastrosimone, Ernesto Cirrito, Toti Bruno, Adriano Dell’Utri, per citarne alcuni.

Così prepotentemente arrivano ad allietarci con il debutto “Lo Scarfaletto”, farsa musicale in due tempi con musiche e liriche originalissime. Ed è emozione, trasalimento, risate, doppio senso, gioco, riflessione, godimento.

Presto torneranno in scena con il musical “Il più grande spettacolo”, ispirato alla figura di Barnum ed al suo circo, con le meravigliose musiche tratte dal film “the greatest showman”.

 

Ma quanto hanno tremato quei respiri subito dietro il sipario, quanto hanno palpitato quei cuori… Certamente l’emozione di servire la propria città dentro un costume di scena e tra i dialoghi di una commedia impazza la mente e rapisce ogni senso.

Ed è buio pesto, lì dietro, anche i più veterani tremano d’emozione, le mani umide, le labbra asciutte, gli occhi di fiamme e di trucco.

La bellezza del silenzio. L’attesa dell’ inizio. Si entra in scena. Ci siete. Ci siamo.

E’ fortissimo il senso di appartenenza e di coesa intuizione nel creare arte, nel creare umanità dentro la finzione, di creare il sorriso e la commozione.

Il Teatro nel Teatro. I figli di una città spesso malpensata, ma che possiede ancora il significato di una tradizione, il significato della voce, alta, sicura, di chi la ama ancora.

Generazioni in tragicomica commistione, ore e ore di prove su prove dopo una giornata lunghissima di lavoro, le lacrime tra una candelina spenta da un soffio d’amicizia, la tensione della battuta mancata, la bellezza di un sorriso tra una frase dimenticata e la grandezza di un’improvvisazione irripetibile.

Il Teatro. Il sacro tempio delle verità attraverso le voci e i visi di chi può e sa gridare sempre quello che ciascuno di noi davvero è.

 

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