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Caltanissetta. Mancata nomina a Palermo, la giudice Romeo si dimette: “Io penalizzata dalle logiche correntizie del Csm”.

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La presidente di sezione della Corte d’appello di Caltanissetta Maria Giovanna Romeo (nella foto) si è dimessa dalla magistratura. Una decisione presa dopo che il Consiglio superiore della magistratura non l’ha riconosciuta idonea a ricoprire uno dei posti vacanti di presidente di sezione della Corte d’appello di Palermo. Romeo – che da gennaio a giugno di quest’anno ha anche ricoperto la funzione di presidente facente funzioni dell’intera Corte d’appello nissena – ha spiegato la sua decisione in una lettera, pubblicata questa mattina dall’agenzia di stampa Italpress.

“Il mio caso – scrive Maria Giovanna Romeo – è abbastanza noto nei distretti di Palermo e di Caltanissetta: non sono stata ritenuta idonea a ricoprire nessuno dei tre posti di presidente di sezione penale della Corte di Appello di Palermo pur essendo l’unica candidata a ricoprire il posto analogo di presidente di sezione penale della Corte d’appello di Caltanissetta dal 2012 (ho presieduto la Corte di assise di appello portando a termine di recente il nuovo processo per la strage di Capaci, ho azzerato le pendenze, ho statistiche elevate ecc.), ad avere le funzioni di appello dal 1999 ( alcuni dei nuovi presidenti non avevano mai messo piede in Corte d’Appello) e ad aver svolto la funzione di presidente vicario della Corte di Caltanissetta con reggenza effettiva da gennaio a giugno 2017.

“Ero in sostanza l’unica candidata a rispondere agli indicatori specifici del Testo unico per la dirigenza – sottolinea la giudice dimissionaria – per preferire un altro collega in motivazione hanno dovuto scrivere che l’esperienza di secondo grado della dott.ssa Romeo riguarda il settore del diritto del lavoro, settore nel quale non ho mai lavorato; e in un altro caso hanno scritto che rispetto ad altro collega ho minore esperienza in materia organizzativa. Sia chiaro, nessuna critica al valore dei tre colleghi che sono stati nominati presidenti di sezione alla Corte d’Appello di Palermo, soltanto l’insostenibile peso di aver subìto una grave ingiustizia, alla quale un ricorso al Tar avrebbe forse rimediato fra tre anni. Per questo mi sono arresa e mi sono dimessa dalla magistratura”.

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