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Bevilacqua, medico in pensione: riflessioni sulla sanità nissena

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Gentile Sindaco, gentile Direttore Generale,  

a proposito della programmazione sanitaria dell’entroterra siciliano, lo scrivente, che per anni ha prestato orgogliosamente la propria attività in questo territorio, intende offrire alcune riflessioni che potrebbero essere utili e suggerire soluzioni gradite alla popolazione anche se con divergenti opinioni o appetiti.

A Caltanissetta la stampa (quarto potere) poco si è interessata ai problemi del decadimento della città e, in atto, mi pare impegnata a trattare problemi del quotidiano senza prefigurare progetti o idee per un miglior futuro cittadino. La Chiesa assolve ma non giudica.

Politici, politicanti, burocrati, funzionari e professionisti formano il gruppo più numeroso dei pendolari che tornano in famiglia o al lavoro senza radicarsi nel tessuto cittadino cui si sentono estranei. C’è da sottolineare, per quanto concerne la Sanità, che Caltanissetta è in posizione baricentrica rispetto  ad Agrigento, Enna e  Gela,  e può vantare una  tradizione ospedaliera  di lunga data. Infatti a Caltanissetta è sorto uno dei primi reparti di pneumologia che la Previdenza Sociale  aveva destinato alle cure  antitubercolari e di fisioterapia respiratoria  e che  il reparto di traumatologia dell’ospedale  Vittorio Emanuele è stato sponsorizzato tra gli ospedali siciliani anche dall’INAIL. Nello stesso ospedale vi era inoltre il reparto di Dermatologia e malattie sessualmente acquisite, attualmente silente.

A Caltanissetta confluivano, come riscontrabile dai registri di ricovero nei vari reparti, pazienti da tutte le città viciniori e talora anche da Catania, Palermo e Ragusa. Ora, per la difficoltà di accesso alla città, e la conseguente emarginazione con ripercussioni negative  in tutti i settori produttivi, dalla sanità alla cultura (scuole, università) al commercio, si è assistito a una soppressione di servizi importanti, quali la chiusura del Distretto militare, caserme, Telecom e Banca d’Italia  e, in ultimo, alla continua spoliazione in ambito sanitario. SI ritiene che questa deriva sia collegata alla gestione di “potenti paracadutati” dal cielo per volontà superiori, non radicati nel territorio e nel vissuto cittadino.

Non si può non tener conto della tradizione culturale ed operativa della città  e consentire a politici o funzionari scalpitanti di centri vicini di competere a danno delle pregnanti caratteristiche della città nel territorio.

POSCRITTO – Cosi come si è verificato con il sorgere di una Facoltà di Medicina, a circa trenta chilometri da Caltanissetta,  in competizione con quella già esistente  a Caltanissetta, dove già vi era una sede universitaria, staccata da Palermo, di medicina e di ingegneria elettrica. Esempio eclatante del decadimento di tutta la sanità nissena e dell’Ospedale in particolare è dato dall’avere sempre sottostimato il numero del personale del reparto di Anestesia e Rianimazione, che ha dovuto garantire turni per l’emergenza, centrale operativa, elisoccorso, reparto di rianimazione, e attività delle circa otto sale operatorie.

In ultimo lo scrivente, ormai in pensione,  ci tiene a precisare che  non è mosso da alcun interesse personale ma soltanto dall’amore  per la sua città e dal rammarico nel vederla destinata a ridursi a borgo periferico ed emarginato. Le variazioni climatiche probabilmente hanno sciolto il Terzo Polo per l’emergenza sanitaria in Sicilia così come si stanno sciogliendo i ghiacci del Polo Nord e Sud della Terra.

Distinti saluti, dott. Liborio Bevilacqua

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