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Riesi, arrestati 25 esponenti del mandamento di “cosa nostra”. Le accuse nel dettaglio

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I Carabinieri del Comando Provinciale di Caltanissetta, collaborato da unità speciali dell’Arma dei Carabinieri, hanno tratto in arresto, in esecuzione di un provvedimento di custodia cautelare emesso dal Gip del locale Tribunale, su richiesta della Procura di Caltanissetta – Direzione Distrettuale Antimafia, a carico di 25 persone ritenute, a vario titolo, responsabili di associazione per delinquere di tipo mafioso, omicidi, estorsioni, produzione e traffico di sostanze stupefacenti.
Il provvedimento cautelare colpisce gli appartenenti alla storica famiglia mafiosa di Riesi, articolazione dell’omonimo mandamento di “cosa nostra”, operante nel territorio del comune nisseno da cui prende il nome. Le indagini, condotte dal Nucleo Investigativo del Reparto Operativo con la collaborazione della Stazione Carabinieri di Riesi, e coordinate dai magistrati della Direzione Distrettuale Antimafia nissena, hanno permesso di far luce su recenti episodi di produzione e traffico di marijuana, estorsioni e reati concernenti le armi sia comuni che da guerra, nonché sui mandanti o esecutori di numerosi omicidi o tentati omicidi avvenuti nel territorio del comune di Riesi a partire dai primi anni Novanta. L’articolata attività investigativa ha, infatti, permesso di far luce definitivamente sui seguenti omicidi, consumati o tentati, grazie all’opera di puntuale riscontro alle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia condotta dagli inquirenti. La maggior parte dei fatti di sangue si colloca nell’ambito della guerra di mafia che per circa un decennio ha insanguinato la città di Riesi, così come altre in Sicilia, nell’ambito della contrapposizione tra le famiglie mafiose appartenenti a “cosa nostra” e le formazioni stiddare che risultavano particolarmente forti proprio nella parte centro meridionale dell’isola. Alle contrapposizioni di organizzazioni, poi, si sono aggiunte nel riesino, condizionate dalla frattura interna a “cosa nostra” creatasi dopo l’arresto di Salvatore Riina, quelle interne alla stessa famiglia mafiosa a causa della volontà di alcuni affiliati di scalzare dal comando gli appartenenti alla famiglia di sangue Cammarata. In diversi di questi casi, infatti, già si era proceduto nei confronti di altri imputati ma non si era ancora raggiunta la necessaria completezza degli elementi a carico di coloro per i quali, oggi, si procede:
omicidio di Angelo Lauria, perpetrato in Riesi, centro abitato, in data 14 marzo 1992 (Vincenzo Cammarata e Rosolino Li Vecchi, ucciso perché ritenuto vicino ai Riggio); omicidio Salvatore D’Alessandro, perpetrato Riesi in Via Roma in data 17 Giugno 1996 (Carlo Crapanzano – più altri già condannati per tale delitto – ucciso per contrasti interni alla famiglia riguardo la ripartizione dei proventi estorsivi; omicidio Michele Fantuzza,  perpetrato in Riesi, zona agro, in data 28 febbraio 1997 ( Francesco Cammarata, Franco Bellia, Gaetano Forcella – più altri già condannati per tale delitto – ucciso perché vicino ai Riggio dopo essere stato torturato al fine di conoscere il luogo ove era ospitato Calogero Riggio); tentato omicidio  Tullio Lanza, 1997 ( Gaetano Cammarata – più Barberi, Tardanico e Scibetta – , attentato motivato dal rifiuto di Lanza, all’epoca assessore ai lavori pubblici del comune di Riesi, di mettersi a disposizione della “famiglia”); omicidio Pino Ferraro, perpetrato in Riesi, centro abitato, in data 4 novembre 1997 ( Francesco e Gaetano Cammarata, Gaetano Scibetta e Giuseppe Toscano – più altri già condannati per tale delitto – ucciso per aver offerto un passaggio in auto alla moglie di Vincenzo Cammarata); tentato omicidio Salvatore Pasqualino, 1997 ( Pino, Vincenzo e Francesco Cammarata, Giovanni Tararà, Gaetano Cammarata, Calogero Barberi, Gaetano Scibetta, attentato nei suoi confronti perché ritenuto vicino ai Riggio); omicidio Gaetano Pirrello, perpetrato in Riesi, zona agro, in data 8 gennaio 1998 ( Salvatore Salamone, Giuseppe Cammarata ’77, Francesco Cammarata, Carmelo Arlotta, omicidio dovuto a contrasti tra le famiglie Salamone e Pirrello); omicidio Andrea Pirrello e tentato omicidio Salvatore Pirrello, perpetrato a Riesi, zona agro, in data 24 settembre 1998 (omicidio legato al precedente poiché Salvatore Pirrello è fratello di Gaetano e avrebbe potuto vendicare l’assassinio di questi).
Una complessa attività investigativa, condotta con numerose attività di tipo tecnico e con articolati servizi di osservazione e pedinamento, è stata quindi avviata nel 2014 per monitorare le attività svolte dagli appartenenti ad una delle famiglie mafiose storicamente più rilevanti in ambito provinciale grazie, soprattutto, alla riconosciuta autorevolezza all’interno di “cosa nostra” del vertice della stessa, rappresentato dai fratelli Pino e Vincenzo Cammarata che si sono avvalsi, dopo le rispettive catture, principalmente dei familiari ancora in stato di libertà. Le attività hanno permesso di dimostrare che la famiglia mafiosa ancora oggi mantiene un indiscusso controllo sul territorio tanto da poter ancora imporre il “pizzo” ad imprenditori ed attività economiche che, in caso di resistenza, diventano oggetto di danneggiamenti e minacce.
Uno degli appartenenti al sodalizio criminale, Daniele Fantauzza, inoltre, aveva creato, con soggetti esterni, una associazione per delinquere finalizzata alla produzione di marijuana, attività che è stata condotta su scala quasi industriale tanto che, in due anni, sono state sequestrate piantagioni per oltre 4000 piante e prodotto pronto alla vendita per più di 250 Kg (nel territorio riesino, una parte attribuita certamente agli indagati). Il gruppo risulta avere canali di smercio con altre provincie dell’isola approfittando anche dei collegamenti favoriti dall’appartenenza del Fantauzza alla famiglia mafiosa. I proventi della produzione erano destinati in parte, e per volere del capo, al reperimento delle risorse necessarie al sostentamento degli associati alla famiglia mafiosa.
L’esecuzione è stata condotta, in contemporanea e con la collaborazione dei rispettivi Comandi Provinciali dell’Arma, nelle provincie di Caltanissetta, Monza ed Ascoli Piceno, nonché presso alcuni penitenziari nazionali. Gli arrestati sono stati ristretti presso le case circondariali fatto salvo per 5 di questi per i quali il G.I.P. ha disposto la misura degli arresti domiciliari.
Gli arrestati ristretti in carcere sono:
Calogero Altovino, classe ’81 (artt. 73 e 74 D.p.r. 309/90); Michelangelo Amorelli, classe ’73 ( 416 bis ed estorsione); Carmelo Arlotta, classe ’70 (omicidio); Francesco Cammarata, classe ’61 (estorsione, omicidio); Gaetano Cammarata, classe ’74 (omicidio, porto abusivo di armi); Giuseppe Cammarata, classe ’77 (associazione mafiosa, estorsione, omicidio); Maria Catena Cammarata, classe ’54 (associazione mafiosa, estorsione); Carlo Crapanzano, classe ’65 (omicidio); Giuseppe Di Buono, classe ’85 (artt. 73 e 74 D.p.r. 309/90); Giuseppe Di Garbo classe ’41 (artt. 73 e 74 D.p.r. 309/90); Daniele Fantauzza, classe ’82 (associazione mafiosa, estorsione, artt. 73 e 74 D.p.r. 309/90, detenzione abusiva di armi); Ezio Fantauzza, classe ’88, (artt. 73 e 74 D.p.r. 309/90); Angelo Ficicchia, classe ’54 (artt. 73 e 74 D.p.r. 309/90); Gaetano Ficicchia, classe ’89 (artt. 73 e 74 D.p.r. 309/90); Rocco Ficicchia, classe ’58 (artt. 73 e 74 D.p.r. 309/90); Gaetano Forcella, classe ’74 (omicidio); Rosolino Li Vecchi, classe ’61 (associazione mafiosa, estorsione, omicidio); Gaetano Lombardo, classe ’51 (artt. 73 e 74 D.p.r. 309/90); Rosario Marotta, classe ’78 (artt. 73 e 74 D.p.r. 309/90); Rocco Turco, classe ’73 (associazione mafiosa).
Sono, invece, stati posti agli arresti domiciliari:
Franco Bellia, classe ’71 (omicidio); Correnti Daniele, classe ’65 (estorsione); Filippo Riggio, classe ’79 (detenzione e porto abusivi di armi); Salvatore Salamone, classe ’37 (omicidio); Giovanni Tararà, classe ’74 (omicidio).

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