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Percorsi di Storia della Moda Nomadismo stilistico e lusso nell’Art couture di Gianni Molaro

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Continuano gli incontri con i grandi protagonisti dell’arte e della moda, curati dal prof. Pasquale Lettieri, all’Accademia di Belle Arti di Reggio Calabria, la storica istituzione di alta formazione artistica diretta da Maria Daniela Maisano.

Grande attesa per l’incontro di giovedì 18 febbraio dedicato all’Art couture. Protagonista sarà uno degli stilisti più estrosi del panorama dell’alta moda: Gianni Molaro.

“Nel nomadismo culturale nella nostra epoca – sottolinea Maria Daniela Maisano – si condensa il concetto di transizione, ora feconda e genitiva, ora sterile e controculturale, verso qualche cosa, non sempre di previsto e prevedibile, ma alla finenecessario, sia quando parla all’immediatezza, al proprio tempo, sia quando è utopico, non agganciato ai codici del presente, ma artefici di ogni spostamento simbolico e semantico, come “sviluppo” espressivo. Ad esso corrispondono le arti decorative nel senso più alto e aggreganti del sistema delle arti come realtà poetiche, soprattutto, nell’unificare (eroticamente) quello che non doveva mai essere disgiunto, e corrisponde da un lato alla nomenclatura delle autoreferenziali (le arti pure) e dall’altra alla nomenclatura delle eteroreferenziali (le arti applicate). Le decorative fanno da catalizzanti che fanno sì che il sistema creativo / inventivo, non superi quel tasso di entropia, oltre il quale non esiste sistema, ma una serie di schegge impazzite a cui non si può dare nessun compito costituente, per l’individuo, per la collettività, al netto delle differenze storicamentedeterminate, che non sono secondarie nell’individuare le differenze orizzontali delle civiltà, in senso metaforico e sincronico e quelle verticali che marca le analogie e le differenze, sempre.

Nel semplice di oggi, -evidenzia il critico d’arte Pasquale Lettieri – si coniuga paradossalmente anche il lusso di oggi, che anche quando è tale nelle sfilate di Valentino, Gucci, Dior, nelle corti di alcuni sultanati arabi, non è mai veramente tale ed è il target degli ultimi due secoli, che si è dato nella funzionalità, nel design, nella pulizia il proprio referente di fondo e per tutti vale l’esempio di Biki, dannunziana e modernista insieme, nel vortice di una contaminazione, di un eclettismo che ha la sua vera distinzione nel corpo, nell’oggetto unico o nel seriale. Nel lusso e nel semplice, insieme, come dire nel rosso e nel bianco insieme, in un evidente questione aperta, linguistica e formale, metafisica e fisica. Mentre lusso è iper decorazione, semplice è simplex, puro, elementare, ingenuo persino e non basta la parola contaminazione per mettere tutto a posto, ci vuole un surplus di psicologia e sociologia, ma anche di trasformazione delle tecniche facturali per comprendere cosa voglia dire mettere insieme semplicità e lussuosità, che è questione alchemica e non fisica e dico alchemica in senso culturale, attuale, di trasformazione materiale e mentale, mentre la fisicità è respinta verso la crudità la grezzità, che può essere tanto o niente.

La carriera di Gianni Molaro è legata al mondo della moda e della haute couture. Lui è infatti considerato uno degli stilisti più amati e conosciuti del panorama della moda italiana, tra gli esponenti di punta dell’avanguardia nel settore moda.

Grazie al suo atelier di San Giuseppe Vesuviano, nato negli anni ‘90, ha trovato un posto in prima fila nell’alta moda con sedi anche a Roma e Napoli. Nel 1999 è stato scelto da Santo Versace come fashion system per il calendario dedicato all’alta moda romana e nel 2013 è stato poi definito “Il profeta della art couture” dalla rivista Rendez Vous. Ha vinto il Premio internazionale ‘DocItaly – Viaggio attraverso l’Eccellenza’ ed è stato (prima con Caterina Balivo e poi con Bianca Guaccero) e continua ad essere uno dei personaggi di spicco all’interno del programma Detto Fatto, all’interno del quale guida l’Accademia della Moda. Tra i suoi lavori c’è la realizzazione del velo da sposa più lungo del mondo 326,70 metri.

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