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VIDEO. Mafia, operazione Nibelunghi. Interessi della criminalità nel settore agricolo, sei arrestati

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I finanzieri del Gico del Nucleo di polizia economico-finanziaria di Caltanissetta e i Carabinieri del Nucleo investigativo di Enna, hanno arrestato sei persone accusate a vario titolo di concorso esterno in  associazione mafiosa ed intestazione fittizia di beni di proprietà di soggetti appartenenti a Cosa nostra.

In carcere sono finiti Gabriele Giacomo Stanzù, 58 anni, nativo di Capizzi e il fratello Nicola Antonino Stanzù, 41 anni, mentre sono stati disposti gli arresti domiciliari per Carlotta Conti Mammamica, 42 anni, di Enna, moglie di Nicola Stanzù, Antonio Di Dio, 31 anni, di Nicosia, Carlo D’Angelo, 54 anni, di Valguarnera Caropepe e Nunzia Conti Mammamica, 43 anni, di Piazza Armerina (sorella di Carlotta, moglie di Nicola Antonino Stanzù e coniuge di Carlo D’Angelo). Su disposizione della Procura sono state fornite solo le foto dei fratelli Stanzù, ma non quelle dei quattro indagati ai domiciliari.

Le indagini sono state effettuate seguendo il flusso patrimoniale di Gabriele Giacomo Stanzù, soggetto già emerso in pregresse indagini per fatti di mafia tanto da aver riportato condanna definitiva per assistenza agli associati mafiosi, nell’’ambito dell’attività di indagine, convenzionalmente denominata “Dioniso”, coordinata,  negli anni 2004 2005, dalla Dda di Catania, oltre a essere già stato condannato per l’omicidio di Francesco Saffila e condannato in via definitiva alla pena di 14 anni di reclusione.

Le indagini, che sono scaturite dall’analisi delle dichiarazioni rese da numerosi collaboratori di giustizia, hanno fatto emergere la contiguità di Gabriele Giacomo Stanzù alla consorteria mafiosa denominata “cosa nostra”, in particolare ad elementi di spicco della malavita gelese tra cui   Daniele Emanuello (deceduto in un conflitto a fuoco in occasione della sua cattura nel 2007).

In una seconda fase sono state monitorate le movimentazioni effettuate da Gabriele Giacomo Stanzù nei confronti di propri congiunti e conoscenti. Dalle indagini sono emerse operazioni finanziarie e patrimoniali mirate a schermare i beni e le aziende riconducibili all’indagato per scongiurare un’eventuale aggressione preventiva dei patrimoni. L’attività illecita ha permesso alla famiglia Stanzù, attraverso dei “prestanome”, di continuare a beneficiare dell’incameramento di aiuti comunitari.

L’individuazione di tali flussi anomali di capitali e di patrimonio, dalla disponibilità di Gabriele Stanzù a quella dei soggetti oggi tratti in arresto, ha permesso nel luglio 2017 ai finanzieri del Gico di Caltanissetta ed ai carabinieri del  Nucleo investigativo del Comando provinciale di Enna di sequestrare beni per un valore superiore a 11 milioni di euro, consistente in terreni, fabbricati, autovetture e diversi conti correnti postali e bancari.

Le ulteriori attività investigative svolte, anche avvalendosi di attività tecniche, hanno corroborato la pericolosità sociale di Stanzù e la connivenza dei soggetti oggi tratti in arresto. Tanto il fratello Nicola Antonio Stanzù quanto gli altri soggetti indagati hanno continuato, infatti, a gestire il patrimonio in nome e per conto di Gabriele Stanzù, attraverso trasferimenti fittizi di beni direttamente o indirettamente riconducibili a quest’ultimo.

L’operazione odierna ha fatto inoltre emergere l’esistenza di concreti interessi della criminalità organizzata di stampo mafioso e di persone vicine ad essa nel settore dell’illecita acquisizione di aziende agricole e di appezzamenti di terreni utilizzati per la presentazione di domande finalizzate all’acquisizione dei contributi Agea.

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