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Falcone: “Si ritorni a una Pneumologia no Covid, non si muore solo di questa patologia”

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Il Covid 19 e l’emergenza derivante da essa, ha generato nel nostro ospedale S’Elia l’infelice accorpamento di reparti che hanno smesso di esistere e di assistere i pazienti che dapprima ben curavano.

Nella fattispecie mi riferisco all’accorpamento dell’Uoc di Pneumologia con quella di Malattie infettive. Infatti, in materia di Covid 19, i contributi tecnico scientifici che la specialità di malattie infettive e di pneumologia possono dare, sono da un lato complementari e dall’altro differenti: l’Uoc di malattie infettive tratta i pazienti con quadro clinico radiologico specifico, accompagnato da lieve dispnea e desaturazione moderata che necessita solo di ossigenoterapia convenzionale o ad alti flussi e di terapia medica. La pneumologia dovrebbe invece occuparsi delle prime frasi dell’insufficienza respiratoria nel Covid 19, attraverso terapia medica avanzata e ventilazione non invasiva in un reparto di terapia semi intensiva respiratoria dedicato, ubicato nel plesso centrale dove è immediatamente disponibile anche la rianimazione per l’intubazione e la ventilazione invasiva, nel caso di peggioramento del paziente.

Chiaramente sarebbe stato utile potenziare la pneumologia secondo la circolare della Direzione generale della programmazione sanitaria del 29.02.2020 che conteneva le linee di indirizzo assistenziale del paziente critico affetto da Covid 19 che dava indicazioni sulla necessità di incrementare i posti letto per la terapia intensiva, Malattie infettive e tropicali e Pneumologia.

Nella fattispecie l’aumento avrebbe dovuto essere del 50% di Terapia intensiva e 100% di Pneumologia e Malattie infettive. Invece, si è proceduto all’accorpamento delle due specialità mediche privando i pazienti dell’ambulatorio per le malattie respiratorie e croniche che, con allocazione diversa avrebbe potuto continuare ad occuparsi di visite specialistiche, di prescrizione di ossigenoterapia domiciliare e di farmaci che prevedono il “piano terapeutico “, ma anche il mantenimento di posti letto di pneumologia non Covid dove continuare a svolgere attività clinica; broncoscopia ecc. Adesso che siamo in piena fase due, sarebbe necessario e impellente la riapertura della Pneumologia no Covid. Lo è ancor di più, considerando che la Pneumologia è unica tra le province di Caltanissetta, Enna ed Agrigento, a vantaggio e beneficio della popolazione nissena ammalata di Broncopatia cronica ostruttiva, che non ha possibilità di cura o di ricovero nei casi necessario, perché i posti letto sono stati tutti assorbiti dalla Pneumologia covid .

A tal proposito ricordo che l’associazione italiana pazienti Bpco ha più volte interpellato con note ufficiali, la Direzione strategica dell’Asp di Caltanissetta, chiedendo spiegazioni e incontri nel merito. Tali note sono rimaste lettera morta e a tutt’oggi gli ambulatori di Pneumologia rimangono chiusi, con grave rischio per la salute dei pazienti Bpco. Per questo motivo, quale componente della sesta commissione consiliare Sanità del comune di Caltanissetta, mi farò portavoce affinché immediatamente, venga audita una rappresentanza dell’associazione Bpco e la Direzione strategica dell’Asp di Caltanissetta.

È arrivato il momento di dare risposte ai pazienti che stanno soffrendo gravissimi disagi. Come detto altre volte e in più occasioni, non si muore solo di Covid ma di tantissime altre patologie.

Matilde Falcone consigliere comunale di Diventerà bellissima Caltanissetta

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