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Coronavirus, per quanto tempo un soggetto positivo ma asintomatico resta contagioso?

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Solo il tampone può davvero rivelare se una persona si è negativizzata e quindi non è più contagiosa. In genere, se non si manifestano i sintomi entro 14 giorni, i rischi sono comunque bassi

di Cristina Marrone

Di questi tempi in molti se lo stanno chiedendo. Soprattutto chi, positivo al coronavirus ma asintomatico (secondo le statistiche dell’Iss quasi il 10%) sta terminando il suo periodo di incubazione. Per quanto tempo una persona positiva all’infezione, che non abbia sviluppato sintomi, e quindi asintomatica, può essere vettore di contagio? «Un caso positivo di coronavirus – spiega il professor Fabrizio Pregliasco, virologo dell’Università degli Studi di Milano, direttore sanitario dell’Istituto Ortopedico Galeazzi di Milano – è un soggetto a cui, a seguito di un tampone faringeo, viene riscontrata la presenza di virus vivo nelle vie respiratorie e che è quindi in una condizione di contagiosità che può andare avanti anche quando c’è la guarigione dei sintomi. Tutti i soggetti positivi, anche se poco sintomatici, o addirittura senza sintomi vanno considerati a rischio. Le persone che hanno avuto un contatto stretto e ravvicinato con un caso positivo per un tempo superiore a 15 minuti, quindi, devono essere molto attente alla propria salute e isolarsi anch’esse per 14 giorni (tempo massimo di incubazione, che va dai 2 agli 11 giorni con un tempo medio di 5,2 giorni)».

Quanto è contagioso un asintomatico?

«Essere positivi al tampone non vuol dire essere malati: esistono alcune persone che, nonostante risultino positive al test, potrebbero non sviluppare mai i sintomi – chiarisce l’esperto -. È difficile che un soggetto asintomatico, rispetto a uno che manifesta raffreddore e tosse, contagi in modo significativo un’altra persona. Anzi è possibile, ma con minore efficacia e minore probabilità». Inoltre essere guariti da un’infezione da coronavirus non vuol dire in automatico non essere più contagiosi.

Il problema dei tamponi per tutti

Le linee guida dell’Istituto Superiore di Sanità indicano che un soggetto positivo a Sars-Cov2, asintomatico o guarito dai sintomi, vada testato con tampone non prima di 7 giorni; se risulta ancora positivo va testato di nuovo dopo altri 7 giorni. Una volta raggiunta la negatività il tampone va ripetuto a distanza di 24 ore e solo a qual punto il paziente può essere davvero dichiarato guarito. «La verità è che solo ed esclusivamente il tampone ci può dire se un soggetto si è negativizzato e quindi non più contagioso perché nel suo organismo non circola più il virus, e questo vale per tutti: malati e asintomatici» precisa Pregliasco. «Il problema – aggiunge il virologo – è che molte persone venute a contatto con soggetti positivi sono sì messe in quarantena, ma non viene più effettuato il tampone se non presentano sintomi. Dopo i 14 giorni di isolamento domiciliare (che è il periodo di incubazione del virus entro il quale in genere si manifestano i sintomi) non si sa né se queste persone abbiano contratto il virus restando asintomatiche né se sono ancora contagiose anche se, va detto, è largamente riconosciuto che sono i pazienti con sintomi a essere di gran lunga più contagiosi con una carica virale maggiore. Del resto gli asintomatici sono meno “pericolosi” perché va da sé, non tossiscono e non starnutiscono».

Contagiosi senza sintomi

Resta importante però che chi è stato trovato positivo, seppur asintomatico, mantenga il suo periodo di quarantena. Si è già largamente parlato di quel manager di 33 anni di Monaco che potrebbe essere il primo europeo ad aver contratto l’infezione in Europa. Nel suo periodo di incubazione, senza saperlo, ha contagiato altri colleghi. Poi ha manifestato i classici sintomi, tosse e febbre, ma si è ripreso in tre giorni. Quando i medici hanno intuito che potesse essere stato malato di Covid-19 gli hanno fatto il tampone e il virus è stato trovato in quantità rilevanti nel suo espettorato, anche quando in realtà si sentiva bene. Motivo per cui i pazienti vanno ben controllati non solo quando sono asintomatici ma soprattutto dopo le dimissioni (le linee guida indicano isolamento domiciliare per 14 giorni dopo le dimissioni dall’ospedale e alla fine del periodo viene eseguito un nuovo tampone).

Perché resta importante la quarantena

La quarantena per chi ha avuto contatti con persone positive è assolutamente prioritario e lo dimostrano vari studi. Una ricerca pubblicata dal British Medical Journal ha rilevato che il 73% dei contagi avvengono quando il soggetto senza sintomi si trova nel periodo di incubazione, in particolare negli ultimi tre dei famosi 14 giorni. Un’altra ricerca molto interessante pubblicata  sugli Annals of Internal Medicine ha stimato il periodo di incubazione in 5,1 giorni e il 97,5% di coloro che svilupperanno sintomi lo farà entro 11,5 dall’infezione (da 8,2 a 16,6 giorni). Queste stime implicano che, secondo ipotesi conservative, 101 casi su 10 mila svilupperanno sintomi dopo 14 giorni di monitoraggio attivo. Entrambe le ricerche rendono l’idea di quanto sia davvero importante la quarantena, e soprattutto, quanto sia decisivo per evitare nuovi contagi, portarla fino in fondo. (Corrieredellasera.it)

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