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Caltanissetta. Rapina in armeria, confermata la condanna a 4 anni e 4 mesi a Genifer Tortorici

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Colpevole di rapina, porto abusivo e possesso illegale di armi e per questo condannata anche in appello a 4 anni e 4 mesi la nissena Genifer Tortorici, 29 anni, attualmente ai domiciliari. Non cambia di una virgola, rispetto al primo grado, la sentenza per la rapina all’armeria di via Xiboli, risalente all’ottobre 2016. La seconda sezione penale della Corte d’appello (presidente Maria Carmela Giannazzo, consiglieri Francesca Pulvirenti e Sebastiano Di Giacomo Barbagallo) ha prima di tutto respinto la richiesta di concordato di pena a 3 anni – con esclusione dell’aggravante dell’utilizzo di narcotici – avanzata dall’avvocato difensore Ernesto Brivido e che aveva trovato il “si” del sostituto procuratore generale Lucia Brescia. Richiesta di pena ritenuta non congrua dai giudici; l’accusa ha poi chiesto la conferma e la difesa ha insistito per l’esclusione dell’aggravante e sollecitato uno sconto di pena.

Secondo quanto emerso dall’indagine della Polizia la donna (attualmente ai domiciliari) aveva rubato una pistola – una Taurus 357 Magnum e 150 munizioni – dall’armeria di via Xiboli. Una vicenda che aveva destato curiosità visto che per arrivare al suo scopo la giovane nissena, per quasi tre mesi, era stata dietro al titolare dell’armeria, recandosi spesso in negozio per chiedere informazioni sul rilascio del porto d’armi per uso sportivo e sulle armi stesse; e gli aveva anche fornito nome e cognome falsi per sviare eventuali indagini. Finché una sera arrivò offrirgli da bere in un bar nei pressi dell’armeria, dove già altre volte i due si erano incontrati. Solo che la giovane aveva, sempre secondo la ricostruzione degli inquirenti, messo un sonnifero nel bicchiere del commerciante, il quale, una volta tornato all’interno del suo esercizio commerciale, era caduto in un sonno profondo.

In primo grado il gup (l’imputata aveva scelto il rito abbreviato) aveva dichiarato inutilizzabili gli esiti degli esami del sangue e delle urine – dalle quali emerse l’utilizzo del sonnifero – eseguiti sul titolare dell’armeria, Filippo Ciulla, visto che non era stato notificato al difensore l’avviso con cui venivano disposti gli accertamenti. A Ciulla, parte civile con l’avvocato Salvatore Candura, è stato riconosciuto il risarcimento danni. Da parte sua Genifer Tortorici, nel corso di un interrogatorio, aveva ammesso di avere preso la pistola e di averla nascosta in campagna dello stesso Ciulla. Ma l’arma non era poi stata ritrovata.

Entro tre mesi si consoceranno le motivazioni; se ne riparlerà in Cassazione; intanto è sempre in corso, davanti al gup il processo in abbreviato per la stessa vicenda in cui sono imputate altre tre persone e che vede la stessa Tortorici accusata un furto di armi a San Cataldo.

 

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