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VIDEO. Settimana santa, la processione del “Signore della Città”

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La processione del “Signore della Città”, conosciuta anche come processione del “Cristo Nero”, è in assoluto il rito religioso più sentito dai nisseni per il suo enorme carico emotivo e devozionale che pervade tutta la città durante il Venerdì Santo. Nel giorno della morte di Gesù viene portato in processione un Cristo di legno d’ebano di stile bizantino risalente al 1300 d.c., e per questo uno dei crocifissi in assoluto più antichi della Sicilia, custodito dentro un baldacchino del 1876 d’oro e addobbato con splendidi fiori.
La tradizione narra che diversi secoli fa due fogliamari, raccoglitori di erbe amare selvatiche, entrando in una grotta appena fuori le mura della città, nel largo Scribani che si trova nell’attuale incrocio fra via Roma e viale Amedeo, videro un crocifisso di legno attorniato da due candele accese. Il fatto per i tempi eclatante portò la città ad adottare quel crocifisso come Protettore dei nisseni. Il crocifisso fu collocato inizialmente nella chiesa di San Leonardo dal Riva che era una filiale di Santo Spirito. Quando questa chiesa fu distrutta nel XVIII secolo il crocifisso fu portato presso la chiesa di San Nicola di Bari che per questo motivo cambiò nome in “Signore della città”. Il Crocifisso, per il suo caratteristico colore scuro, viene volgarmente chiamato Cristo nero. Il Signore della città fu protettore dei nisseni fino al 1625, quando venne eletto al suo posto San Michele Arcangelo come nuovo patrono per aver liberato la città dalla peste.
Il venerdì sera, all’imbrunire, la Real Maestranza, vestita a lutto, con calzini, guanti e cravattino neri e con le bandiere avvolte da velo nero e bardate da nastrini anch’essi neri, si raduna di fronte la chiesa di Sant’Agata per dirigersi verso la Cattedrale dove si uniranno alla solenne processione il Vescovo e i chierici. Lentamente e con passo cadenzato dal suono dei tamburi e dalla musica della banda musicale che segue il rito, il corteo si dirige verso la chiesa del Signore della Città dove ad attenderli ci sono i Fugliamari che rivolgono al Cristo, che nel frattempo è stato posto nella piazzetta antistante la chiesa, la “Lamintanza” o “Ladata”, un canto popolare che rappresenta il lamento di Maria in strofe per il figlio agonizzante che diffonde una forte carica emotiva che commuove i fedeli raccolti in preghiera attorno al Crocifisso e che lo seguiranno per le vie della città.
Verso le 19, circondati da un surreale e devotissimo silenzio, i fogliamari cominciano a portare a spalla e a piedi nudi il fercolo per le vie della città scortati dalla Real Maestranza, dal Clero, dalle Suore Terziarie Francescane del Signore della Città e dal sindaco con giunta e consiglio comunale. Alcuni componenti dei fogliamari precedono il Crocifisso tenendo in mano una ricca composizione floreale con al centro un turibolo che emana il caratteristico odore di incenso che avvolge i fedeli durante la processione. Molti devoti camminano scalzi in segno di ringraziamento per una grazia ricevuta o per chiederne una nuova.
A illuminare il tragitto ci sono delle lanternine che tracciano “il Viaggio” che si snoda per le antiche vie della città. Dal gruppo dei fogliamari che seguono il Crocifisso si leva periodicamente una voce: “E gridammu tutti”. Il resto del gruppo e i fedeli al seguito rispondono in coro: “Viva la misericordia di Diu!”.
Dopo aver percorso le vie della città il Cristo torna verso la chiesa ma prima di rientrarvi si sofferma sotto il balcone dell’istituto Signore della Città dove il Vescovo eseguirà un’ultima preghiera e benedirà i fedeli. La processione a questo punto si scioglie e il Cristo Nero rientra nella chiesa con i Fogliamari che gli rivolgono un’ultima lamintanza prima che le porte si riaprano ai fedeli per permettere anche a loro un’ultima preghiera.
Era usanza fino a qualche secolo fa portare in processione il Simulacro anche in occasione di gravi eventi quali terremoti e carestie.

(http://piccolaatene.altervista.org/settimana-santa/venerdi-santo-cristo-nero)

 

 

 

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