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I fuoriusciti dal Polo Civico: “Strumenti partecipativi. Utopia? No, assolutamente no”

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Normalmente i cittadini non sanno cosa fanno i politici. Anzi, generalmente, si pensa che chi fa politica sia un ciarlatano o un opportunista. Ma, come in tutte le categorie, oltre a questo tipo di soggetti, ve ne sono altri che si impegnano seriamente nel tentativo quotidiano di svolgere al meglio il proprio mandato. Spesso, però, i rappresentanti istituzionali si allontanano dal contatto con la gente, e questo fa perdere loro di vista la realtà quotidiana che i cittadini vivono, amplificando le difficoltà della gestione amministrativa.
I sistemi istituzionali della partecipazione possono ricomporre questa differenza di prospettive tra cittadini e loro rappresentanti, esaltando il senso della responsabilità collettiva, cioè l’attenzione alla complessa realtà nella quale si è chiamati ad operare, con la consapevolezza dei propri doveri e delle conseguenze rispetto alle scelte che si assumono.
Giorno 21 dicembre, dopo più di tre anni e mezzo dalle elezioni del 2014, approda finalmente in consiglio comunale il Regolamento della Partecipazione, cardine del programma elettorale dell’Alleanza per la Città.
Uno strumento che se non troverà la giusta definizione e un’efficace attuazione, rappresenterà l’ennesimo schiaffo al sogno della “città normale” che tutti, con entusiasmo, abbiamo accarezzato.
La fatica e la conflittualità dell’approdo, l’evidente ritardo e l’approssimazione coi quali questo argomento fondamentale sta giungendo in consiglio comunale, sono il segno che “cambiare” non è mai facile.
Per uno sviluppo equo e solidale è fondamentale poter superare la necessità del cittadino di dover contattare il rappresentante politico, l’assessore competente o il burocrate per soddisfare il proprio diritto.
Regole incomprensibili, istituzioni poco trasparenti e refrattarie ai modelli partecipativi, aumentano l’autoreferenzialità e il potere discrezionale di chi amministra, rafforzando il sistema clientelare.
Quindi se vogliamo che le scelte siano sempre orientate al bene comune, è necessario che i cittadini, con forme regolate di partecipazione, siano protagonisti nella gestione politico-amministrativa, affiancando strutturalmente e funzionalmente chi ha ricevuto un mandato elettorale o un incarico di governo. Ciò non implica il restringimento dell’autorevolezza delle rappresentanze istituzionali ma anzi ne rafforza la credibilità.
Un chiaro ed efficiente sistema della partecipazion e utilizza ad esempio le forme del Bilancio Partecipativo, tramite il quale i cittadini possono orientare le scelte economiche che determineranno il futuro della loro comunità, della Programmazione Urbanistica Partecipata, con la quale semplici cittadini e tecnici esperti nelle varie discipline definiscono l’idea di città vivibile a loro misura, del Management Partecipativo, che consente un impiego ottimale e condiviso delle risorse umane all’interno dell’Ente; questi sono solo alcuni degli esempi di strumenti partecipativi. Allora un sistema del genere è utopia? No, assolutamente no.
Si tratta di strumenti già attuati in altri comuni d’Italia e del mondo.
Senza lasciare indietro nessuno, occorre dare spazio all’innovazione, per rendere tutti compartecipi, a prescindere dalle appartenenze politiche, nel progettare e realizzare sviluppo.
Non vogliamo più sognare una città normale, vogliamo vivere in una città che funziona, con una classepolitica in grado di procedere senza scosse quotidiane o polemiche strumentali, una città bella, di quella bellezza che fa sorridere chi la abita e chi la visita, in cui tutto ruoti attorno al cittadino ed alla meritocrazia.
Patrizia Giugno (consigliere comunale Ics) – Alberto Carlino – Alfredo Caputo – Amedeo Falci – Domenico Riccioli – Enzo Cusimano – Ferdinando Rovello – Giancarlo Ciulla – Giuseppe Firrone – Giuseppe Giugno – Marina Castiglione – Marinella Cardella – Michele Pilato – Paola Garofalo – Patrizia Miraglia – Piero Cavaleri – Rocco Gumina – Ruben Giamporcaro – Salvatore Vitaliti.

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