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PiùCittà: “Bilancio Approvato. Comune operativo, ora subito chiarezza”

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In distonia con il mistificato bilancio partecipativo e in assenza di qualunque procedura propedeutica ad esso, l’amministrazione comunale, usando o forse abusando della volontà dei consiglieri, ha incassato l’approvazione del bilancio di previsione; ma a che prezzo?

Dalle dichiarazioni del Ragioniere Generale dott. Claudio Bennardo apprendiamo che dal 2015 le risorse, messe da parte dall’allora sindaco Michele Campisi per pagare il debito A.T.O. ereditato dalla precedente gestione Messana (dieci milioni di euro), si sono ridotte a sei milioni. Finalmente la prima verità dopo tanti camuffamenti e una caricatura della trasparenza!

Non solo il “tesoretto” accantonato si è ridotto, ma ciò che lascia oggettivamente perplessi è lo scoprire che nulla dei quattro e più milioni spesi sia visibile in città. Ci saremmo aspettati strade riparate, servizi efficienti, verde curato, impianti sportivi rimessi a nuovo, segnaletica orizzontale rinnovata, messa in sicurezza di Palazzo Moncada, ostacoli per i disabili rimossi…. Negli alchimismi di finanza pubblica, su cui il Consiglio Comunale aveva avuto dei sospetti, queste somme invece sembrano essersi volatilizzate tra la spesa corrente, così come le responsabilità del fallito tentativo di accedere ad un fondo di rotazione della Regione. Ma vi è più.

L’eventuale (o certo) debito, con la garanzia “a parole” di copertura del Ragioniere Generale, dovrà essere liquidato con le risorse degli esercizi 2019 e 2020 dalla prossima Amministrazione, lasciando indenne la gestione della Giunta Ruvolo che potrà continuare ad erodere quanto accantonato. Quindi, la comunità nei prossimi anni non avrà due milioni in meno, ma quattro milioni in meno all’anno, atteso che negli ultimi due anni si è ha amministrato con parte delle risorse accantonate che poi dovranno essere reintegrate.

Questo è un film già visto con l’Amministrazione Messana che, a fine mandato, lasciò una voragine che, ovviamente, abbiamo pagato noi cittadini.

Quindi, con tutta la buona volontà, è difficile credere nella casualità temporale della “due diligence”, per misconoscere un debito già accertato con l’approvazione del bilancio ATO anno 2012, indicato dai revisori dei conti del comune di Caltanissetta sino alla relazione del 2014 e assicurato nel bilancio di previsione del 2015 con un fondo di garanzia da 11 milioni di euro.

Chi ha assistito alla seduta del Consiglio comunale sul bilancio di previsione 2018, svoltasi lo scorso 17 luglio, non si è reso conto soltanto che i principi della partecipazione, l’innovazione dei metodi, la lungimiranza degli atti con le promesse modifiche del sistema di gestione sono state “tafazianamente” tradite, ma vi è qualcosa di più deleterio: la “Politica” non ha più la credibilità necessaria per garantire le proprie determinazioni. L’interlocutore principale diviene il burocrate che utilizzando l’incapacità della classe politica rafforza una posizione preservata negli anni.

Dall’esito positivo della votazione, che noi auspicavamo anche per il bilancio consuntivo, ci si rende conto degli inediti assetti in consiglio comunale che certificano la volontà di non risolvere a monte i problemi. A prescindere dalle pantomime, è evidente che non ci sarà una chiusura anticipata della legislatura. Spaccature interne ai partiti e ai gruppi di opposizione, con l’incoerenza di chi vaga ormai semestralmente tra maggioranza e opposizione, palesano opportunismi di bottega.

La Politica deve a sé stessa la trasparenza, ma soprattutto ne è debitrice nei confronti dei cittadini che non possono pagare oltre la sua pericolosa inconsistenza.

piùCittà, fa appello, ancora una volta, a tutti gli attuali protagonisti della politica attiva affinché la situazione debitoria nei riguardi dell’ATO sia definitivamente risolta entro il corrente esercizio 2018, al fine di provvedere così a portare in Consiglio Comunale, con l’ipotesi del riequilibrio, il bilancio 2018 ed il pluriennale 2019-2020, adottando fin da subito gli eventuali accorgimenti correttivi per evitare che i cittadini paghino ulteriormente l’inefficienza di chi dovrebbe tutelarli.

 

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