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Ondata di suicidi nel nisseno, lettera di Giada Ambra: “La depressione fenomeno diffuso, la parola chiave è prevenzione”

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Considerati gli eventi nefasti accaduti in questi giorni, è mio dovere fare una analisi del fenomeno depressione, sia come esperta psicologa-psicoterapeuta e quale rappresentante delle istituzioni.

Se la tristezza fa parte della vita, la depressione quella clinica, è la disabilità più diffusa al mondo. Oltre un milione di persone muoiono di depressione per suicidio, è la seconda causa di morte negli adolescenti e nei giovani fra i 15-25 anni. L’impatto sociale e psicologico del suicidio sulla famiglia e sulla comunità è enorme. Tre casi di suicidio hanno colpito il nostro territorio nelle ultime settimane: due uomini uno di 45 anni, un altro di 35 e un adolescente di 15 anni. Una vera tragedia!! Varie possono essere le cause associate al suicidio: un vissuto dovuto a disastri economici ed affettivi, lutto, separazioni, disturbi mentali, problemi familiari e soggetti vittime di bullismo fino a percepirsi una nullità. Altresì, in una società attiva e molto prestazionale come la nostra, una persona che soffre di depressione è ancora soggetta a uno stigma molto forte. Esistono dei tratti fondamentali nei soggetti depressi in cui la natura solipsistica è una delle principali condizioni. Il soggetto depresso tende a non pubblicizzare questa condizione, perché pensa che allontani le persone e che peggiori la propria immagine pubblica. Si viene a creare una barriera tra sè e l’altro in cui il senso di colpa e il senso di abbandono sono i tratti più comuni.

Come si può curare la depressione? Dipende dalla natura del problema se biologico (dovuta da una vulnerabilità genetica) o psicologico, la si può combattere o con un approccio psicoterapeutico o farmacologico o con un approccio integrato.

La nostra comunità esprime una vasta richiesta di aiuto e vi è la necessità di un rapido riconoscimento, allora quali sono le modalità più efficaci da adottare? L’attivazione di risorse familiari, sociali ed economiche e il cambiamento delle condizioni di vita particolarmente difficili e stressanti possono aiutare le persone ad uscire gradualmente dalle sensazioni di disperazione, tipiche del vissuto di depressione. Quali sono, inoltre, gli interrogativi che ci dobbiamo porre. Cosa hanno fatto i servizi territoriali e i servizi sociali per prevenire il fenomeno depressione? Questi ultimi se pur ben distribuiti ed efficienti cercano di arginare il disagio più urgente e visibile, ma non raggiungono il diffuso disagio sommerso. La parola chiave è prevenzione. L’efficacia di un programma preventivo, il suo livello di organizzazione e quindi di integrazione e di coinvolgimento di più servizi di promozione della salute è essenziale. Dobbiamo essere i primi (operatori della salute, istituzioni) a dover essere invasi dal forte senso di responsabilità, a coltivare e promuovere la cultura della speranza e il senso della possibilità.

Giada Ambra, psicoterapeuta e consigliere comunale di Caltanissetta

 

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