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“Non ho mai eseguito prestazioni mediche”, Immordino si difende davanti al gip

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“Non ho mai eseguito prestazioni mediche e addirittura non entravo nemmeno nelle stanze dove lavoravano i dentisti e gli odontotecnici mentre gli interventi erano in corso”. Una linea di difesa netta e precisa quella che il presunto falso dentista Gianluca Immordino, 42 anni – ai domiciliari da martedì scorso con l’accusa di associazione a delinquere finalizzata all’esercizio abusivo della professione medica – ha tenuto ieri mattina durante l’interrogatorio davanti alla gip Valentina Balbo.

Tanti i particolari che l’indagato – difeso dall’avvocato Michele Ambra – ha sviscerato davanti al giudice e al sostituto procuratore Massimo Trifirò, titolare dell’inchiesta, che ha presenziato all’interrogatorio. Immordino, per dimostrare la sua buona fede, ha fornito ai magistrati l’elenco dei dentisti di cui si è avvalso nel corso degli anni che hanno eseguito i singoli interventi sui pazienti e per far quadrare i conti ha presentato anche le fatture per le singole prestazione, in modo da ricondurre ogni intervento al professionista di riferimento.
“Io mi sono occupato – ha chiarito Immordino – soltanto del coordinamento amministrativo”.

Uno dei punti chiave dell’inchiesta riguarda le intercettazioni telefoniche nelle quali l’indagato sembra parlare come se avesse eseguito in prima persona interventi o elaborato anche delle terapie farmacologiche; comportamenti che, secondo carabinieri e guardia di finanza, non doveva assumere in quanto non laureato in medicina, bensì in economia.

Ma anche su questo aspetto Immordino ha fornito dei chiarimenti precisi: “Quando parlavo al telefono con le persone a volte dicevo “abbiamo eseguito questo intervento” o “è stata elaborata questa terapia” o ancora “abbiamo messo questo impianto” era per indicare la prestazione fornita dallo studio, ma non ero certo io a eseguirle, bensì solo il personale medico qualificato e autorizzato”. In sostanza, secondo la tesi difensiva, si sarebbe trattato semplicemente di utilizzo di un linguaggio più vicino al parlato comune di ogni giorno che di un linguaggio estremamente tecnico, sebbene riferito alle prestazioni fornite da professionisti.
La difesa di Immordino non si è esaurita qui: l’indagato ha infatti sottolineato anche che uno dei pazienti che aveva presentato denuncia non aveva indicato lui come il dentista che aveva eseguito materialmente l’intervento, visto che la persona offesa aveva poi indicato un altro nominativo.

“È anche vero – ha aggiunto Immordino – che indossavo il camice quando stavo in studio, ma in questi centri, ormai, il camice lo indossano tutti i componenti del personale, anche la segretaria”.

Sulla base delle dichiarazioni e dei documenti forniti dall’indagato, l’avvocato Ambra ha chiesto la revoca degli arresti domiciliari e farà conoscere la propria decisione nei prossimi giorni. Investigatori e inquirenti probabilmente verificheranno le dichiarazioni di Immordino e i documenti forniti dall’indagato per valutare nuovi aspetti in merito all’inchiesta, che al momento non è chiusa.

Oltre a Immordino nell’inchiesta sono coinvolti, con le accuse a vario titolo di associazione a delinquere finalizzata all’esercizio abusivo della professione medica, truffa e falso, il direttore sanitario – M. G. le sue iniziali – un igienista dentale (A. A.) che non sarebbe stato iscritto al relativo albo e un odontotecnico (S. L.), che saranno interrogati dalla gip Balbo a partire da lunedì prossimo. A difenderli gli avvocati Davide Anzalone, Boris Pastorello, Maria Geraci e Giuseppe Di Stefano.

 

Vincenzo Pane

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