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Nisseno rapinato in via Cavour. “Dubbi sull’identità dell’aggressore”: un’assoluzione in appello

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Cancellata dalla seconda sezione penale della Corte d’appello, presieduta da Andreina Occhipinti, la condanna a 9 anni per rapina a un marocchino residente in città, Danoune Tawifq, 29 anni, che si è visto assolvere “per non avere commesso il fatto”. In effetti erano stati parecchi i dubbi sollevati dalla difesa sull’identificazione dell’imputato da parte della vittima e anche degli investigatori; un vicenda che risale al 5 febbraio 2011 e che vide vittima un pensionato nisseno, derubato di 2.800 euro che aveva con sé.

L’uomo era uscito di casa alle prime luci dell’alba (erano passate da poco le 4 del mattino) per acquistare il giornale, ma si era comunque portato dietro una somma considerevole – appunto i 2.800 euro di pensione ritirata il giorno prima – e quando arrivò in via Cavour venne avvicinato, stando al racconto che poi fornì agli investigatori della Squadra mobile, da due stranieri che lo minacciarono e poi lo trascinarono in un vicolo nei paraggi, dove venne picchiato con calci e pugni. L’uomo raccontò che gli aggressori lo costrinsero a consegnare loro i soldi.

Un racconto che però, sulle prima, non convinse pienamente gli investigatori visto che alle 4 del mattino non ci sono edicole aperte in città e i giornali vengono consegnati più tardi. In ogni caso l’inchiesta portò all’identificazione dell’imputato grazie anche alle riprese di alcune telecamere installate davanti agli ingressi dei negozi della zona e in primo grado il Tribunale collegiale decise per la condanna a 9 anni. La Procura generale aveva chiesto la conferma della condanna a 9 anni, ritenendo validi gli elementi a carico dello straniero.

L’avvocato difensore Maria Francesca Assennato, nel chiedere l’assoluzione di Tawfiq, aveva invece sottolineato innanzitutto che la qualità delle registrazioni non aveva consentito una identificazione esatta, tanto che, nel riascoltare il pensionato, la legale mostrò delle fotografie di altri stranieri somiglianti all’imputato e il pensionato indicò un’altra persona come uno dei possibili aggressori. Il secondo rapinatore non è mai stato individuato. Ora si attende il deposito della motivazione della sentenza.

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