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L’8 marzo, donne e lavoro. Una riflessione della consigliera di parità Cascio

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Oggi non è una festa benché una commemorazione di 129 donne, di cui 35 italiane, morte nel rogo del 25 marzo 1911 a New York della fabbrica di camice Triangle i cui proprietari furono graziati da una sentenza di non colpevolezza che ancora oggi ci indigna. Da allora iniziò una riflessione internazionale sul lavoro delle donne e anche sulla sicurezza nei luoghi di lavoro e la cosiddetta “Questione femminile” divenne il fulcro per la nascita di movimenti internazionali come la Conferenza internazionale delle donne socialiste con la decisione che l’ultima domenica del mese dovesse essere the “Women’s Day” cioè una giornata dedicata alle riflessioni sulla condizione femminile. La prima guerra mondiale interruppe questi appuntamenti bisogna aspettare l’8 marzo 1917 a San Pietroburgo una grande manifestazione di donne che rivendicavano i diritti sociali delle donne, divenendo la “Giornata internazionale dell’operaia”.

Questi brevi cenni storici servono per far capire che l’8 marzo è un momento di riflessione sui diritti delle donne che a distanza di più di un secolo ancora oggi stentano ad affermarsi ed hanno ancora oggi bisogno della logica delle quote per consentire l’accesso delle donne ad alcune posizioni apicali.

Ancora oggi abbiamo bisogno di leggi per garantire l’accesso al lavoro e alla formazione delle donne con precise norme antidiscriminatorie.

Ma i dati Istat sul lavoro che fotografano la presenza delle donne nel mondo del lavoro del nostro Paese ponendo Caltanissetta come la provincia record negativo con il 23,6% di donne occupate, senza contare le dimissioni volontarie durante il periodo di lockdown, devono farci capire che non basta riflettere, ma urge il tempo dell’agire.

Tutta l’Europa se ne è accorta dedicando dei fondi ad hoc per l’inserimento al lavoro delle donne e il sostegno delle donne lavoratrici adesso è arrivato il momento che anche la nostra Regione ponga in essere una progettualità efficace per il contrasto della povertà delle donne.

Le donne sono povere in Sicilia, poiché mediamente vengono retribuite meno degli uomini, e non hanno la possibilità di accedere subito al lavoro soprattutto se in età fertile poiché ancora oggi nonostante le leggi la maternità viene vista come una interruzione della produttività lavorativa del soggetto e un costo.

Pertanto è urgente adottare misure che già in passato hanno dato buoni risultati cercando di eliminare la discriminazione che ancora oggi  è presente tra lavoro nel settore pubblico e lavoro del settore privato, è necessario che la maternità del settore privato sia finanziata esattamente come nel settore pubblico e abbia le stesse garanzie non sempre a carico degli imprenditori ma dello Stato.

E’ necessario contrastare il lavoro nero che ancora oggi persiste ed è radicato nel nostro territorio e che riguarda le donne disposte a rinunciare ai propri diritti per poter ambire ad un sostegno economico.

Le donne sono povere anche alla fine della loro vita lavorativa, perché la bassa retribuzione e l’ingresso al lavoro in tarda età o in maniera non continuativa consegna loro un assegno pensionistico sicuramente più leggero dei colleghi uomini.

La “Giornata internazionale della Donna” dovrebbe essere un appuntamento annuale in cui si conta la crescita occupazionale delle donne non solo del settore florovivaistico.

La Rete delle Consigliere di Parità della Regione Siciliana, rappresentata dalla Consigliera Regionale Prof.ssa Margherita Ferro, ha già depositato un documento dettagliato alla Commissione Affari Europei dell’Assemblea Regionale Siciliana che dovrà analizzare proposte utili per la spesa dei fondi europei destinati alla nostra Regione, sarà questa l’occasione da non perdere per invertire la tendenza negativa dei dati relativi all’occupazione femminile in Sicilia e soprattutto a Caltanissetta.

#insiemesipuo

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