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Gambino: “L’emergenza Covid sia da monito per gli errori del passato e dia slancio a un riassetto della rete sanitaria Nissena, no a pericolosi passi indietro. Errare è umano, perseverare è diabolico”

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Il sindaco Roberto Gambino “bacchetta” la Sanità e propone alcune soluzioni per un rilancio nel Nisseno. Di seguito la nota del primo cittadino.

I tagli indiscriminati nella sanità degli anni precedenti hanno messo a nudo lo stato in cui versa la nostra sanità, in special modo in presenza di una pandemia: riduzione dei posti letto, tagli delle rianimazioni, corsa alla rimodulazione dei reparti, rischi legati alla prossimità dei reparti covid con le degenze ordinarie.

Occorre ripartire e non commettere gli errori del passato! I virologi ci dicono che abbiamo 4 mesi, prima che si ripresentino i contagi e non possiamo assistere a continue querelle sulla destinazione del Dubini, le cui polemiche in questa fase risultano stucchevoli e la cui ristrutturazione prevede dei lavori per anni. Si stabilisca quale sarà la sua destinazione d’uso ( ad esempio l’idea di una struttura per malattie respiratorie vista la originaria vocazione) e si proceda in tal senso, ma vi sono oggi altre priorità ed urgenze.

Innanzi tutto, non possiamo in alcun modo accettare il ridimensionamento dell’offerta sanitaria ospedaliera e territoriale ed assistere al continuo e inesorabile declino dell’offerta territoriale.

Ci chiediamo, a quanto ammonta la mobilità passiva, ossia la fuga dei pazienti da questa provincia?

Ma bisogna essere anche propositivi e fornire alcuni spunti di riflessione:

1) Il peesidio di San Cataldo diventi centro Covid 19, poiché l’Emergenza si potrebbe ripresentare in autunno; vi sono i reparti , occorre procedere con somma urgenza ai lavori di messa in sicurezza e allo spostamento delle terapie intensive: sul punto si rileva che alcuni ospedali siciliani sono stati riconvertiti nel giro di tre settimane;
2) La RSA e la Riabilitazione vanno riaperti immediatamente e gli utenti accedano da subito alle prestazioni e la RSA non sia più centro Covid, con la consequenziale requisizione dell’albergo del Cefpas per garantire l’assistenza alberghiera e ospedaliera ai positivi. D’altronde il presidente della Regione ha disposto in tale senso con l’ordinanza 10 e le USCA sono state istituite per tale scopo. I pazienti fragili, soprattutto anziani, non ricevono le adeguate cure ed il servizio pubblico deve garantire la loro assistenza. Ci auguriamo che tutto ciò sia fatto al più presto e che non vi sia una dismissione della funzione in favore del privato, sarebbe un’ulteriore sconfitta della sanità pubblica.
3) Il Sant’Elia sia sgravato – dunque – dall’emergenza Covid e riprenda a pieno regime e si riattivi la procedura per il Trauma Center e per l’aumento delle UU.OO.CC. . Tutte le forze politiche si impegnino in tal senso. Caltanissetta è in posizione centrale, ma puntualmente viene scippata delle funzioni che le competono, è DEA di secondo livello, ma necessità di un incremento delle figure di Emergenza Urgenza;
4) La rete territoriale di assistenza stenta a decollare ed i pazienti impropriamente vanno in ospedale: accanto alle legittime promozioni dei vari dirigenti, ci si preoccupi di creare la rete di assistenza primaria: le aggregazioni funzionali territoriali, con la collaborazione dei medici di famiglia e i pediatri e gli specialisti ambulatoriali. La sfida si vince sul territorio, abbattendo le liste di attesa, con l’assistenza domiciliare e con l’edilizia sanitaria: quest’ultima è sicuramente insufficiente a garantire visitedignitose ai pazienti, ed il comune è pronto a fare la sua parte. Si creino tre grandi Poliambulatori con strumenti di diagnostica ed in ospedale ci si andrà solo per le emergenze e non si ingolferà il Pronto Soccorso. A tal proposito, le linee guida nazionali sull’emergenza Covid 19 parlano di 3 t: Testare, Tracciare e Trattare. In altre parole, l’ospedale dovrà esser coinvolto solo in extrema ratio, poiché i pazienti

I tagli indiscriminati nella sanità degli anni precedenti hanno messo a nudo lo stato in cui versa la nostra sanità, in special modo in presenza di una pandemia: riduzione dei posti letto, tagli delle rianimazioni, corsa alla rimodulazione dei reparti, rischi legati alla prossimità dei reparti covid con le degenze ordinarie.

Occorre ripartire e non commettere gli errori del passato!! I virologi ci dicono che abbiamo 4 mesi, prima che si ripresentino i contagi e non possiamo assistere a continue querelle sulla destinazione del Dubini, le cui polemiche in questa fase risultano stucchevoli e la cui ristrutturazione prevede dei lavori per anni. Si stabilisca quale sarà la sua destinazione d’uso ( ad esempio l’idea di una struttura per malattie respiratorie vista la originaria vocazione) e si proceda in tal senso, ma vi sono oggi altre priorità ed urgenze.

Innanzi tutto, non possiamo in alcun modo accettare il ridimensionamento dell’offerta sanitaria ospedaliera e territorialeed assistere al continuo ed inesorabile declino dell’offerta territoriale.

Ci chiediamo, a quanto ammonta la mobilità passiva, ossia la fuga dei pazienti da questa provincia?

Ma bisogna essere anche propositivi e fornire alcuni spunti di riflessione:

1) Il Presidio di San Cataldo diventi centro Covid 19, poiché l’Emergenza si potrebbe ripresentare in autunno; vi sono i reparti , occorre procedere con somma urgenza ai lavori di messa in sicurezza ed allo spostamento delle terapie intensive: sul punto si rileva che alcuni ospedali siciliani sono stati riconvertiti nel giro di tre settimane.
2) La RSA e la Riabilitazione vanno riapertiimmediatamente e gli utenti accedano da subito alle prestazioni e la RSA non sia più centro covid, con la consequenziale requisizione dell’albergo del Cefpas per garantire l’assistenza alberghiera ed ospedaliera ai positivi. D’altronde il Presidente della Regione ha disposto in tale senso con l’ordinanza 10 e le USCA sono state istituite per tale scopo; I pazienti fragili, soprattutto anziani, non ricevono le adeguate cure ed il servizio pubblico deve garantire la loro assistenza. Ci auguriamo che tutto ciò sia fatto al più presto e che non vi sia una dismissione della funzione in favore del privato, sarebbe un’ulteriore sconfitta della sanità pubblica.
3) Il Sant’Elia sia sgravato – dunque – dall’emergenza Covid e riprenda a pieno regime e si riattivi la procedura per il Trauma Center e per l’aumento delle UU.OO.CC. . Tutte le forze politiche si impegnino in tal senso. Caltanissetta è in posizione centrale, ma puntualmente viene scippata delle funzioni che le competono, è DEA di secondo livello, ma necessità di un incremento delle figure di Emergenza Urgenza.
4) La rete territoriale di assistenza stenta a decollare ed i pazienti impropriamente vanno in ospedale: accanto alle legittime promozioni dei vari Dirigenti, ci si preoccupi di creare la rete di assistenza primaria: le aggregazioni funzionali territoriali, con la collaborazione dei medici di famiglia e i pediatri e gli specialisti ambulatoriali. La sfida si vince sul territorio, abbattendo le liste di attesa, con l’assistenza

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