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“Caro amico ti scrivo”, la lettera di un bambino di San Cataldo sulla scuola al tempo del Covid

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‘‘Caro amico ti scrivo’’ inizia così la lettera riflessiva di Gabriele, un bambino sancataldese che racconta di come sta vivendo la scuola ed il doposcuola ai tempi del Covid.

“Non posso credere che sia passato quasi un anno da quando tutto questo è iniziato.
Un anno fa quando parlavamo di colori pensavamo ai pastelli nei nostri astucci, adesso invece dobbiamo adeguarci alle regole che i colori ci impongono. Spesso mi sveglio la mattina e chiedo a papà: ‘ma oggi che colore siamo? Posso vedere i miei amici?’
Ormai non facciamo molto, per fortuna c’è  ancora la scuola a farci vivere giornate ‘normali’ e il mio adorato doposcuola.
Si, perché noi bambini abbiamo imparato ad apprezzare ogni piccola concessione che ci viene fatta.
La mattina vado a scuola, vedo i miei compagni e le maestre e ogni pomeriggio papà mi accompagna al doposcuola.
Mi piace molto andarci. Mamma dice che qui siamo al sicuro perché ci controllano sempre la temperatura e i banchi fanno odore di pulito… infatti prendiamo sempre in giro le maestre Barbara e Denise perché hanno i guanti e odorano di disinfettante, le chiamiamo ‘le caposala’ perché disinfettano di continuo tutto e loro ridono.
È proprio bello andare al centro studi perché mi sento a scuola, i compagni sono diversi ma siamo diventati tutti amici, ci salutiamo a distanza ma è sempre bello rivederli.
Prima, quando si poteva, ogni pomeriggio era una festa: patatine, caramelle, ognuno portava qualcosa e si condividevano. Adesso non possiamo più, ognuno di noi porta la sua merenda e, a turni, ci disinfettano le mani e ci fanno uscire per mangiarla da soli.
In questa occasione possiamo togliere la mascherina, ma tanto ormai ci siamo abituati a tenerla che quasi quasi dimentichiamo di averla. Non è bello come prima, ma le maestre ci dicono che non appena sarà tutto finito organizzeremo una bella festa, come abbiamo fatto a Natale 2019, con le patatine, i dolci e la tombolata.
Ormai la parola d’ordine è diventata pazienza.

Noi abbiamo pazienza, ne abbiamo dimostrata tanta, e anche se il pomeriggio siamo costretti a fare lezione di inglese da dietro un vetro, o a fare grammatica con Federica che sembra un’aliena, con mascherina e visiera, tutto questo per noi è normalità. Ci siamo abituati al disinfettante, alla misurazione della temperatura, al vetro che ci divide dalla maestra, alla mascherina, alla visiera, al banco singolo e alla merenda da soli fuori dall’ aula. Ma tutto questo al centro studi ce lo fanno vivere con il sorriso, perché le maestre del cso non ridono con la bocca, sempre coperta dalla mascherina… gli sorridono gli occhi”.

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