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Vaccini, cosa (e perché) è cambiato. Tempistiche, età, regole sui richiami

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Farmaci diversi per fasce d’età. Come funzionano adesso le somministrazioni?

La campagna vaccinale contro il Covid-19 può contare su quattro prodotti, tutti autorizzati prima dalla Agenzia europea per i medicinali (Ema) e poi dalla Agenzia italiana del farmaco (Aifa). Due sono vaccini a mRna, un meccanismo d’azione innovativo: uno prodotto da Pfizer-BioNtech (Comirnaty) e uno da Moderna. Il primo è stato autorizzato nell’Unione Europea il 21 dicembre 2020 dall’Ema e il giorno dopo dall’Aifa.

È indicato per adulti e adolescenti a partire dai 12 anni di età. Il secondo il 6 gennaio dall’Ema e il 7 gennaio dall’Aifa. È indicato per adulti dai 18 anni di età. Per entrambi questi vaccini, la massima efficacia si raggiunge dopo la somministrazione della seconda dose. Altri due sono vaccini a vettore adenovirale: nel prodotto di AstraZeneca (Vaxzevria) si tratta di un adenovirus di scimpanzè; in quello di Johnson&Johnson (Janssen) di un adenovirus umano. Il primo è stato autorizzato dall’Ema il 29 gennaio e dall’Aifa il 30 gennaio. Da ieri la sua somministrazione è indicata negli adulti sopra i 60 anni di età. Sono previste due dosi per raggiungere la massima efficacia immunizzante. Il secondo vaccino a vettore virale è stato autorizzato dall’Ema l’11 marzo e dall’Aifa il giorno dopo. Somministrato in un’unica dose, è autorizzato per gli adulti dai 18 anni di età, ma il ministero della Salute ne raccomanda un uso preferenziale per gli over 60.

Il Cts raccomanda che anche per gli open day che le Regioni organizzano vengano rispettate le indicazioni di età appena emanate, limitando AstraZeneca agli over 60.

La seconda dose con lo stesso vaccino o con uno diverso? Cosa ha deciso il Cts e cosa dice la scienza

Dopo aver bloccato la somministrazione di AstraZeneca a chi ha meno di 60 anni, il Comitato tecnico-scientifico (Cts) per un atteggiamento di estrema prudenza – nonostante non siano stati registrati in Italia casi di trombosi dopo la seconda dose di questo vaccino – ha raccomandato di somministrare anche la seconda dose di AstraZeneca solo agli over 60. Completare il processo di vaccinazione con un altro prodotto (“vaccinazione eterologa”) riguarda circa 900mila persone sotto i 60 anni che hanno ricevuto la prima dose di AstraZeneca. La circolare del ministero della Salute prescrive di somministrare la seconda dose con un vaccino a mRna (Pfizer o Moderna) a una distanza compresa tra le 8 e le 12 settimane dalla prima dose. Il Cts – è spiegato ancora nella circolare del ministero – osserva che sebbene non siano stati pubblicati studi che includono un elevato numero di soggetti; né siano disponibili studi randomizzati in cui il braccio di controllo è rappresentato da due somministrazioni del vaccino AstraZeneca «si può affermare, sulla base delle evidenze di cui si dispone, che la descritta vaccinazione “eterologa” trova un suo solido razionale immunologico e biologico e non appare essere sconsigliabile né sul fronte della sicurezza (reattogenicità), né su quello della immunogenicità». I dati attualmente disponibili derivanti da studi condotti in diversi Paesi europei – aggiunge il Cts – indicano «la capacità di questo approccio di indurre buona risposta anticorpale e un profilo di reattogenicità nel complesso accettabile e non dissimile da quello osservato somministrando due dosi dello stesso tipo di vaccino».

Perché AstraZeneca è stato limitato agli over 60?

Il Comitato tecnico-scientifico (Cts) ha raccomandato di limitare l’utilizzo del vaccino AstraZeneca (vaccino a vettore adenovirale di scimpanzè) a coloro che hanno un’età uguale o superiore ai 60 anni perché il miglior quadro epidemiologico, vale a dire la minore circolazione del virus Sars-CoV-2 nel nostro Paese, modifica il rapporto rischio-beneficio. I potenziali rischi di trombosi in sedi inusuali (seni venosi cerebrali, arterie, distretto dei grossi vasi addominali) associati a trombocitopenia erano già stati affrontati dal Cts lo scorso 12 maggio sulla base di un’analisi dell’Ema del 23 aprile, ma all’epoca la circolazione virale era inquadrabile in uno scenario intermedio. Ora, alla luce del mutato contesto epidemiologico e di «alcuni recenti eventi avversi cronologicamente – riferisce la circolare del ministero della Salute – e, verosimilmente, anche eziologicamente, collegati alla somministrazione di questo tipo di vaccino», il Cts ha valutato di modificare le indicazioni. Anche alla luce della prevalente disponibilità di vaccini a mRna (Pfizer e Moderna), il Comitato tecnico-scientifico ha deciso di rafforzare la raccomandazione per l’uso della prima dose del vaccino AstraZeneca nei soggetti di età superiore a 60 anni, nei quali il beneficio derivante dalla vaccinazione supera i potenziali rischi collegati allo sviluppo di fenomeni di trombosi associati alla vaccinazione.

Anche Johnson è un vaccino a vettore virale. Perché può essere ancora dato agli under 60?

Il vaccino di Johnson & Johnson è a vettore adenovirale, simile quindi al prodotto di AstraZeneca ed è autorizzato per gli adulti sopra i 18 anni: il ministero della Salute ne ha raccomandato l’uso preferenziale sopra i 60 anni, ma non l’ha vietato sotto questa soglia di età. Negli Stati Uniti, dopo un’iniziale sospensione, i Centers for Disease Control and Prevention (Cdc) avevano proposto di riprendere a somministrare questo vaccino, proponendo però un avvertimento per le donne sotto i 50 anni, per il verificarsi di alcuni eventi avversi in questa fascia di popolazione che ne rendevano sfavorevole il rapporto rischio-beneficio. Pur tenendo conto delle analogie tra prodotto AstraZeneca e quello Johnson, spiega il Cts «lo stato attuale delle conoscenze, il numero di poco superiore al milione di dosi a oggi somministrate nel Paese e la rarità, anche in ambito europeo, delle segnalazioni di trombosi a oggi disponibili, non permettono di trarre valutazioni conclusive rispetto al rapporto beneficio/rischio» relativo al vaccino Johnson. Con il vantaggio di essere efficace con una sola dose, fatto che lo rende utile per certe categorie di popolazione, il prodotto Johnson & Johnson è raccomandato agli over 60, ma non vietato sotto quell’età.

Immunità di popolazione. Quando la raggiungeremo?

La campagna vaccinale disegnata dal commissario all’emergenza Covid-19, il generale Francesco Paolo Figliuolo, prevede di arrivare all’80 per cento della popolazione italiana immunizzata entro fine settembre. L’obiettivo si basa sulla possibilità di effettuare almeno 500mila inoculazioni al giorno – un dato sempre più spesso raggiunto e superato nelle ultime settimane – e di garantire un costante approvvigionamento dei vaccini, secondo il piano di acquisti e distribuzione centralizzato dall’Unione Europea. Anche se la stessa Ue ha avviato un contenzioso con AstraZeneca – imputandole ritardi e inadempienze contrattuali – e ha quindi interrotto l’ulteriore fornitura di vaccini di questa azienda farmaceutica, all’Italia restano – tra dosi già in casa e altre ancora da ricevere – circa 15 milioni di dosi di questo vaccino. Venerdì il commissario Figliuolo non ha nascosto che questo stop ad AstraZeneca agli under 60 comporterà qualche «minimo impatto» sul piano, che si potrà tradurre in ritardi nelle somministrazioni. Il suo auspicio è però di poterli recuperare entro luglio-agosto, per terminare regolarmente la campagna in settembre. Tuttavia perché l’obiettivo venga raggiunto occorrerà che non si generino crisi di sfiducia verso il vaccino AstraZeneca nella fascia di popolazione che può riceverlo. E che non si verifichino per il vaccino Johnson & Johnson le stesse problematiche riscontrate per AstraZeneca. (di Enrico Negrotti – Avvenire.it)

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