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GdF, trasferimento fraudolento di valori: sequestrate due società di Gela gestite da “teste di legno”. 6mln di euro il valore del patrimonio

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La Procura della Repubblica di Gela ha chiesto ed ottenuto dal GIP presso il Tribunale una ordinanza con la misura degli arresti domiciliari nei confronti di P.R. (cl.1960) e due con misure coercitive di obblighi di legge nei confronti di P.R. (cl. 1952) e P.D. cui vengono contestati i reati di trasferimento fraudolento di valori; l’esecuzione di tali misure è stata delegata alla Sezione di P.G. – Aliquota Guardia di Finanza -, che ha svolto le indagini, coadiuvata dalle Fiamme Gialle del Gruppo di Gela.
Contestualmente è stato eseguito anche il sequestro preventivo di due società operanti nella circoscrizione gelese, poste entrambe in amministrazione giudiziaria.
L’indagine trae origine dall’approfondimento investigativo di diverse vicende societarie connotate da condotte fraudolente che hanno visto i tre soggetti in questione più altri due, non attinti dalle odierne misure del GIP, attuare un disegno criminoso finalizzato a cedere fittiziamente la titolarità delle quote di due società commerciali al fine di eludere delle disposizioni in materia di misure di prevenzione, essendo il P.R. (cl. 1960) sottoposto, nell’ambito dell’operazione “Tagli Pregiati” a decorrere dal 2010, alla misura di prevenzione della sorveglianza speciale di P.S. con il divieto di soggiorno di 3 anni irrogatagli nel 2008 dal Tribunale di Caltanissetta.
Peraltro il soggetto sopra menzionato era, precedentemente all’applicazione della misura di prevenzione, titolare di due società entrambe attive sul territorio gelese nel settore del commercio all’ingrosso di carni fresche e degli auto-trasporti per conto terzi che, sempre a seguito dell’operazione “Tagli Pregiati”, furono entrambe sequestrate.
Considerato quindi il nuovo stato di “sorvegliato speciale” il predetto P.R. (cl.1960), ha con il tempo costituito due nuove società con lo stesso oggetto sociale delle precedenti ed operanti nella stesse sedi legali costituite rispettivamente nel 2010 e nel 2011, facendo confluire nel corso degli anni tutte le quote agli altri due sodali e non figurando nelle rispettive compagini societarie se non come lavoratore dipendente per evitare di incorrere, come è previsto anche dalle norme di legge che compongono il Codice Anti Mafia, in una confisca per equivalente delle società neo costituite.
Le indagini hanno infatti dimostrato come i detentori delle quote societarie non fossero altro che “teste di legno” manovrate e dirette comunque dal soggetto che sarò sottoposto agli arresti domiciliari, confermato dal fatto che i titolari delle quote nel tempo non risultano aver mai dichiarato di percepire reddito né avere avuto analoghe disponibilità.
Gli accertamenti finanziari esperiti hanno permesso di constatare che la gestione di entrambe le società e la disponibilità diretta della quasi totalità dei rapporti bancari e quindi delle disponibilità di denaro, utilità dei beni mobili ed immobili, fosse nelle mani del P.R. (cl. 1960), venendo utilizzate non solo per la gestione delle società ma anche per finalità personali quali pagamenti di ristoranti, alloggi presso strutture alberghiere, abbigliamento, telefonia e auto di lusso, tra cui una Porsche Macan S.
Siffatta gestione ha permesso nel tempo di creare due imperi economici, per la realtà gelese, trattandosi di società che nel complesso hanno un patrimonio attivo complessivo di circa 6 milioni di euro; entrambe le società sono state sottoposte al sequestro preventivo con tutto il complesso di beni mobili, immobili, partecipazioni societarie e disponibilità finanziarie e poste in amministrazione giudiziaria.

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