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“Truffa per le villette”. Condannati il consigliere comunale Scalia, la moglie ed ex presidente cooperativa edilizia

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Resta in piedi la tesi della presunta truffa messa in atto con la realizzazione di alcune villette in via Padre Scuderi. Tre i condannati dal giudice monocratico Salvatore Palmeri, che ha inflitto 2 anni e 10 mesi – più 1.800 euro di multa – al consigliere comunale del Pd Angelo Scalia (56 anni), 2 anni e 516 euro di multa alla moglie Rita Pasqualina Cravotta, 52 anni, 1 anno e 600 euro di multa a Gianluca Maria Vitalizio, 43 anni, l’ex presidente della coop “Todesca” (proprietaria del terreno in cui sorsero le villette). Assolto invece Pietro Scalia, 49 anni (fratello di Angelo) “per non avere commesso il fatto”, con la formula dubitativa che richiama la vecchia insufficienza di prove.

La vicenda iniziò dopo la denuncia di alcuni soci della cooperativa “Todesca”, che aveva realizzato il progetto per realizzare dieci alloggi in via Scuderi. La realizzazione degli alloggi era stata affidata ad un’altra società, la “Area”, che in realtà sarebbe stata di fatto fittizia in quanto priva di struttura organizzativa, personale e mezzi.

Le irregolarità, per la Procura, consisterebbero innanzitutto nell’avere affidato i lavori alla “Area”, alle presunte questioni di conflitto di interessi e presunte distrazioni di fondi per i lavori. Infatti, nei pressi del luogo in cui sarebbero dovuti sorgere gli alloggi (poi non realizzati) era in costruzione una villa di proprietà dello stesso Angelo Scalia. La costruzione della villa, sempre secondo la tesi dell’accusa, sarebbe stata portata avanti utilizzando fondi e materiali destinati invece alla realizzazione dei dieci alloggi e quindi procurando un danno alla coop “Todesca”. Rita Cravotta, invece, pur sapendo che la villetta era stata realizzata in modo irregolare, avrebbe acquistato comunque il bene dal marito nel maggio del 2013; da qui l’accusa di ricettazione. L’accusa aveva  chiesto 2 anni per Angelo Scalia, 2 anni per Vitalizio e l’assoluzione di Pietro Scalia e Rita Cravotta, accusata solo di ricettazione.

Il giudice, nella sentenza, ha disposto anche che Angelo Scalia versi agli ex soci della cooperativa, costituiti parte civile con l’avvocato Giacomo Vitello, una provvisionale complessiva di 150mila euro: 50mila euro a testa a Giuseppe Ferraro e 25mila euro a testa a Valentina Guzzo, Marco Guggino, Giuseppe Sollami e Luigi Salvatore Gangi.

Su tutt’altra lunghezza d’onda gli avvocati difensori Michele Ambra, Davide Anzalone, Massimiliano Bellini e Walter Tesauro, i quali avevano insistito per l’assoluzione dei loro assistiti. La difesa aveva sostenuto che innanzitutto i soci erano venuti a conoscenza di alcune modalità con le quali erano stati avviati e portati avanti i lavori e i soci della cooperativa ne erano venuti a conoscenza, ma avevano comunque deciso di portare avanti i lavori. I legali degli imputati hanno anche parlato di operazioni chiare e certificate, senza sotterfugi e raggiri. Lo stesso Scalia, quando era stato interrogato in aula, aveva respinto l’accusa di essersi appropriato dei materiali della cooperativa “Todesca” e di avere acquistato per conto suo i materiali per costruire la propria villa, tanto da avere prodotto una serie di documenti a sostegno della propria tesi.

Entro tre mesi verrà depositata la motivazione della sentenza; la vicenda avrà sicuramente un nuovo capitolo davanti alla Corte d’appello.

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