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Riesi. Anche un terzo killer sparò a Francesco Tabbì? La figlia: “Sia fatta piena giustizia”

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Potrebbero emergere nuovi sviluppi sull’omicidio dell’agricoltore Francesco Tabbì, in particolare sul possibile coinvolgimento di un terzo killer che la mattina del 10 dicembre 2016  sparò insieme al figlio della vittima Rocco Tabbì, 30 anni e al cognato di quest’ultimo, Calogero Bartoli, 38 anni, condannati l’altro ieri dal gup Marcello Testaquatra; 18 anni e 4 mesi la pena per il figlio della vittima e 18 anni la condanna per Bartoli.

Ma c’è chi non si rassegna ad accettare questa sentenza come il verdetto finale sull’accaduto, in particolare l’altra figlia di Francesco Tabbì, Valentina Patrì, 32 anni. La giovane – che infatti ha un cognome diverso – ha avviato un procedimento per il riconoscimento di paternità anche perché era stata esclusa come parte civile dal processo contro i due killer, non risultando elementi sufficienti a certificare che fosse davvero figlia della vittima. Ma è lei, adesso, achiedere che venga fatta piena luce su tutti i possibili risvolti dell’indagine e ha dato mandato al suo legale, l’avvocato Walter Tesauro, per chiedere – non appena verranno depositate le motivazioni della sentenza di condanna a Rocco Tabbì e Corrado Bartoli – di chiedere un supplemento di indagini. La giovane, in una lettera, ha affermato: “Vi contatto in quanto ritengo che ci siano sufficienti elementi per dare una svolta a questa storia. Probabilmente sono state tre le persone a compiere questo scempio, ma ad oggi ne risultano due dietro le sbarre e io farò di tutto per far si che giustizia sia fatta. Non posso rassegnarmi all’idea che un killer possa farla franca in questo modo”.

Che i componenti del commando che sparò, quella tragica mattina di dicembre di due anni fa, fossero più di due era stato ipotizzato anche nella fase iniziale delle indagini, ma gli elementi portarono solo all’individuazione dei due arrestati, i quali confessarono le loro responsabilità e fecero ritrovare la pistola calibro 7,65 e il fucile calibro 38 usati nell’agguato. Però, dai colpi esplosi contro la vittima non è da escludere che altri possano avere preso parte. Secondo l’accusa, alla base del delitto, vi sarebbero contrasti sulla spartizione di un’eredità e, in base agli elementi raccolti dai carabinieri e dalla Procura, pochi giorni prima la vittima aveva sparato contro il figlio e altri familiari, ma senza che vi fossero state conseguenze tragiche.

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