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“Red Land”, il film che parla di Foibe in proiezione al Moncada

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Negli scorsi giorni a Caltanissetta presso il Multisala Moncada in proiezione un film che parla di Foibe dal titolo “Red Land”.

Avanguardia Caltanissetta, con un video pubblicato sulla propria pagina facebook che ha tra i suoi protagonisti il cantautore nisseno Luigi Salvaggio, Fabrizio Parla Coordinatore di Avanguardia, Giorgia Moscarelli, Tommaso Mancuso, Davide Salerno, Gaetano Vassallo, Martina Giordano, Adriano Scribani, Vincenzo Carbone e Andrea Zigarelli, ha provato a spiegare una pagina di storia che per troppo tempo è stata oscurata e politicizzata.

“Di che reggimento siete fratelli? Esordiva così una delle poesie ermetiche più iconiche del ‘900, che il grande Ungaretti ci ha lasciato. Come è difficile pronunciare una parola come “fratelli” oggi, immaginiamo come deve essere stato complesso in un contesto post bellico.
Siamo nel secondo dopoguerra, momenti cui siamo abituati a pensare in una cornice di vinti e vincitori, armistizi e trattati, ma non è così: c’è un dietro le quinte in cui, come nelle tragedie greche, si celano storie annebbiate, non raccontate, sotterrate; ed è proprio sotto terra, tra le fenditure carsiche dei labili confini nord-orientali della nostra penisola, che ha avuto luogo la dolorosa vicenda di un numero sconosciuto di italiani”. Si legge nella nota di Avanguardia Caltanissetta.
“Successivamente all’armistizio di Cassibile dell’8 settembre 1943, i comunisti titini con il tacito appoggio dell’Urss e delle brigate della resistenza italiana, riversarono il loro rancore e il loro odio sulle comunità italiane di Istria e Dalmazia. Gli italiani abitanti queste terre furono torturati, uccisi e gettati nelle foibe, oppure spesso fatti inghiottire dal buio della terra con il cuore ancora pulsante. Tra le vittime vi furono polizia, guardia di finanza e le ultime briciole di affiliazione fascista ma, su tutti, le famiglie di questi ultimi e donne e ragazze stuprate ed umiliate prima di essere gettate via come immondizia. Conseguenza di questo massacro, non fu solo la violenza fisica perpetrata, le atroci morti senza nome, ma anche l’esodo cui queste minoranze furono costrette: in un numero che si aggira intorno a 200.000 e forse più.
Qualcuno oggi è ancora restio a definirlo massacro, genocidio, ed anche per questa ragione i numeri di questo angoscioso episodio restano ignoti, alterati, strumentalizzati a fini politici, coprendo la loro memoria e alimentando il divario tra gli stessi italiani.
Noi oggi una memoria la conserviamo, ed ogni anno il 10 febbraio l’Italia si unisce nel cordoglio ma, per l’ottenimento di un giorno del ricordo, quelle vittime hanno dovuto aspettare sessant’anni, lo stesso tempo che ha dovuto sopportare, e sopporta ancora, chi chiedeva verità e giustizia per i propri cari”.
“Il loro sangue ha lo stesso colore del nostro, il loro sangue è il nostro, la loro storia è la nostra. Invitiamo la cittadinanza a discutere di questo tema perché si deve sempre parlare anche di argomenti scomodi, lo dobbiamo alle nuove generazioni”. Conclude la nota.

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