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Influenza 2019, è boom. Quanto dura la febbre. Le complicanze: bronchite e polmonite

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I dati relativi all’epidemia influenzale confermano che siamo nell’occhio del ciclone, cioè stiamo entrando nella fase del cosiddetto picco influenzale, l’abbassamento delle temperature favorisce il diffondersi dei virus e i colpi di freddo provocano ricadute anche tra quanti credevano di aver superato il periodo critico. A livello nazionale sono stati segnalati 78 casi gravi da influenza con 15 decessi e migliaia di persone colpite da complicanze (ad esempio focolai localizzati nei lobi polmonari oppure casi di polmonite atipica) che richiedono il prolungamento dei giorni di malattia, di riposo, e prolungamento delle terapie antibiotiche nei casi che a giudizio del medico sono stati colpiti da sovrinfezioni batteriche, a testimonianza della pericolosità della sindrome e dei costi sociali elevatissimi.

Nell’ultima settimana, secondo le stime del bollettino settimanale InfluNet dell’Istituto Superiore di Sanità, si è registrato un altro brusco aumento di casi, a letto più di 571 mila persone per un totale di 2.837.000 dall’inizio della sorveglianza. Se si considerano i dati complessivi da inizio osservazione (15 ottobre 2018) si stima che arriveremo presto a tre milioni di contagi, una statistica attendibile, cifre da bollettino di guerra. Quindi anche ai primi di febbraio saremo ancora alle prese pesantemente con l’influenza, ed è il momento di correre ai ripari.

I dati del bollettino nazionale InfluNet confermano che la fascia dei bimbi piccoli, fino a 4 anni di età, è tra le più colpite, seguita dai ragazzi e adolescenti (5-14 anni), ma l’influenza si fa sentire pesantemente quest’anno anche negli adulti 40-60 anni, mentre sopra i 65 anni l’influenza torna a essere pericolosa, ma la diffusione della vaccinazione protegge ampi strati di popolazione anziana. Un dato positivo viene o anche dall’adesione massiccia alla vaccinazione antinfluenzale praticata nei minori e nei soggetti con patologia cronica. Ma adesso è il momento di occuparsi delle persone che vaccinate non sono, e che pagano le conseguenze sperimentando febbre (3-4 circa, ma può ripresentarsi a distanza di una settimana su valori di 37.5), tosse insistente, dolori articolari e senso di spossatezza.

I virus ha ripreso a correre con il rientro a scuola, ci attendiamo il picco tra fine gennaio e inizio febbraio. Per quanto sia un’annata per ora di minore intensità è però caratterizzata da virus che potenzialmente possono dare grossi problemi. Così Gianni Rezza, direttore del dipartimento malattie infettive dell’Istituto Superiore di Sanità, in occasione della presentazione del primo rapporto dell’Osservatorio Strategie Vaccinali.

 

 

 

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