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Mis Gela: “Basta con la strage dei morti da inquinamento”

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Questo si fa. Si scrive Rip sui social, sotto la foto della nuova vittima di una società malata che non fa niente per tutelare i propri figli.

Uno stillicidio: la morte di Nuccia Frasca, 40enne gelese è l’ennesima. E’ un genere di notizie a cui ci siamo maledettamente abituati.
Non è un commento su facebook che cambia le cose, e probabilmente nemmeno questa lettera.
Ma in una città che per decenni ha consentito in cambio di lavoro ed illusioni di gettare semi di morte che da qualche tempo stiamo amaramente maturando, non vogliamo i Rip. Vogliamo che la gente si indigni, che la stampa insista, che la politica urli ed agisca.

Siamo avvelenati , abbandonati da un punto di vista sanitario e non siamo nemmeno risarciti per i danni subiti. Non un furto, non un auto bruciata. La vita, il bene supremo, quello che si deve difendere ad ogni costo. La vita, quella di tutti. Riteniamo assurdo che faccia più rumore un auto bruciata ad un politico. Che sarà pure un politico, ma è una maledetta auto bruciata che vale quanto tutte le altre auto bruciate che non fanno lo stesso rumore, e che vale sempre e comunque meno, molto meno di una vita. I numeri sono impietosi, non c’è mafia che tenga. La strage di Gela non è quella mafiosa, che è sempre detestabile e da non dimenticare; è quella causata dall’inquinamento. Sono molti, troppi di più gli uccisi dall’inquinamento. Chi non reagisce è colpevole tanto quanto i mandanti, gli esecutori e i protettori, che ancora non hanno nomi e volti.

Il Mis di Gela non ha mai voluto esporsi riguardo a certe notizie, per non voler apparire strumentalizza tori, ma all’ennesima giovane vittima il mal di pancia è insopportabile. Siamo pochi, non abbiamo aspirazioni a cariche istituzionali, siamo abbastanza lontani da eventi elettorali per essere sospettati di fare campagna elettorale. Ma siamo solo Gelesi e Siciliani che difendono la Sicilia, che tramandano la tradizione di chi difendeva la nostra terra dai colonizzatori. E chi ha inquinato lo sappiamo tutti: lo Stato, con la sua politica di sfruttamento coloniale, che ha trattato la Sicilia e Gela in particolare come terra da saccheggiare, da sfruttare, da inaridire e demolire come si fa con le più remote colonie africane. Barattando con denaro e posti di lavoro ci hanno tolto terre, acqua, salute e, comunque, come prevedibile da tempo, alla fine anche il lavoro.

Non va abbassata la guardia, manteniamo viva l’irritazione, Nadia non doveva morire, non aveva nessuna colpa se è nata a Gela. Nessuno deve morire o ammalarsi solo perché è nato qui. Eppure si continua a fare.

Vogliamo strutture sanitarie efficienti e localizzate qui a Gela, nel luogo della tragedia, risarcimenti a chi ha perso familiari o a chi ha contratto malattie da esposizione ad agenti inquinanti, agli agricoltori, alla città. Chi inquina paga. Tutti i sindaci del territorio, la Regione, devono chiederlo con forza, ogni giorno. Un’onda unica e continua, una voce sola. Non l’hanno mai fatto, non ancora. Ma devono farlo.

I giornali lo scrivono, in tv sempre più spesso ne parlano. Roma è sorda, i politici nostri tacciono.

Rip a tutte le vittime, ma onoriamole come si deve. Non permettiamo che siano morte invano.

Centinaia di Nuccia Frasca chiedono giustizia. Hanno pagato loro, salviamo chi verrà dopo di loro e dopo di noi. Speriamo che l’appello del Mis Gela venga raccolto da tutti i cittadini. La vita è vita. Non ha colore politico.

Invitiamo tutti, singoli cittadini, associazioni, aziende, ad attivarsi con i mezzi che si hanno a disposizione, a tempestare di lettere le autorità politiche, a tenere alta l’attenzione perché non si può più accettare passivamente.

 

Mis (Movimento per l’Indipendenza della Sicilia Gela)