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Mafia ed estorsioni a Caltanissetta. In appello chieste due condanne a 9 e 6 anni

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Due richieste di condanna: una a 9 anni e una a 6 anni. Mafia ed estorsione le accuse che per il sostituto procuratore generale Antonino Patti stanno pienamente in piedi nei confronti dell’imprenditore nisseno Nino Bracco, 70 anni e del commerciante di Caltanissetta Antonino Ferraro, 60 anni; la pena di 9 anni è stata chiesta per il primo e per il secondo sono stati sollecitati 6 anni da parte del pg Patti.

Entrambi sono tornati a processo davanti alla seconda sezione penale della Corte d’appello (presidente Maria Grazia Vagliasindi, consiglieri Gabriella Natale e Alessandra Giunta) dopo che la Cassazione aveva annullato le condanne che la prima sezione penale della Corte aveva inflitto loro. Per Bracco la Cassazione aveva stabilito la fondatezza delle accuse di associazione mafiosa e rinviato gli atti ai giudici nisseni perché rivedano le accuse secondo cui lo stesso Bracco avrebbe avuto un ruolo nell’estorsione all’imprenditore nisseno Franco Galliani. Per Ferraro, invece, venne annullata completamente la condanna a 7 anni per associazione mafiosa.

Alle richieste dell’accusa si sono associati gli avvocati Raffaele Palermo, Giuseppe Panepinto, Sonia Tramontana e Alfredo Galasso, legali di parte civile di Comune, Provincia, Ance, Camera di commercio e Tavolo per lo sviluppo del centro Sicilia.

A fine settembre si tornerà in aula  per dare spazio alle arringhe degli avvocati difensori Vanessa Di Gloria e Sergio Iacona.

Bracco e Ferraro vennero coinvolti nell’inchiesta antimafia “Redde rationem”; il blitz della Squadra mobile era scattato il 3 dicembre del 2010 con una serie di arresti legati alle estorsioni ai titolari di negozi e imprese vessati, secondo l’accusa, da richieste di pizzo sui rispettivi giri di affari o imposizione di assunzioni.

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