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Heroi Moncadi… ritrovati

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HEROI MONCADI

….. RITROVATI

Pedro de Villafranca Ritratto di Luigi (Ludovico) Guglielmo Moncada

A maggio del 2015 avevo scaricato da internet questa immagine (che purtroppo non ricordo da dove e che non ho neanche segnato), non riuscivo a capire cosa fosse … oggi, sfogliando alcune foto d’archivio, me la sono ritrovata e …

Cassa mortuaria di Luigi (Ludovico) Guglielmo Moncada

In questi giorni, mentre smanettavo cercando su internet, mi sono imbattuto su un libro: “Napoli Nobilissima” Volume I (1892) – Liberato Gargiulo, dove ho letto a pag 185 e seg. della sagrestia di S.Domenico Maggiore a Napoli e così sono riuscito a collegare le cose:

Copertina del libro

“Una delle parti più importanti ed originali e che più attira l’attenzione dell’osservatore nella chiesa di San Domenico, che pur rinserra tanti monumenti interessanti per l’arte e le nostre memorie patrie, è senza dubbio la sagrestia.

È un lungo e largo salone rettangolare nello stile del secolo XVIII, con pavimento di marmi colorati: un alto armadio di noce intagliato nello stesso stile ne circonda le pareti, ai due terzi dell’altezza delle quali ricorre su tre lati un corridoio pensile del quale parleremo fra poco. La volta è messa tutta a stucchi ed oro e nel mezzo sta una grande pittura a fresco, che è uno di più belli e grandiosi lavori del nostro pittore napoletano Francesco Solimena. In essa è dipinta la Fede cattolica trionfante delle eresie per opera dell’Ordine Domenicano. In alto si veggono le tre Persone della Trinità sedenti sulle nubi e poco più sotto la Vergine. Un angelo scaglia il fulmine contro parecchi eresiarchi, che cadono rovesciati.

Dove terminano gli armadi, a destra ed a sinistra, sono due porte molto finamente intagliate, di epoca anteriore agli armadii, probabilmente del secolo XVI: su quella a destra, che mena all’antico Tesoro della chiesa, sta un quadro del Solimena rappresentante S. Filippo Neri in gloria, ai piedi della Vergine, di buona conservazione; e vicino alla porta di fronte è un bassorilievo del secolo XIV rappresentante la Maddalena a mezza figura su fondo di mosaico, con l’iscrizione in caratteri gallo franchi:

Interno della sagrestia dove sono sistemate le casse

Particolari del soppalco dove sono “allineate” le casse

Per la porta dirimpetto a quella del Tesoro, si sale per una scaletta di pietra al corridoio pensile costruito nel 1709 per disporvi le casse mortuarie, che sono quarantacinque. Nel primo lato ve ne sono diciannove. Le prime quattro piccole casse, poste l’una sull’altra nel muro, contengono gli avanzi dei figli di Gio. Dom. Milano marchese di S. Giorgio, qui messi nel principio del secolo XVIII.

Una cartella posta sopra un’altra cassa ricorda Ludovico Guglielmo di Moncada ed Aragona, duca di Montalto e cardinale, morto a Madrid nel 1672 trasportato qui nel 1674. Dominus D. Ludovicus Guillesmus de Moncadaet Aragon, Dux-Montis Alti et Bibonae, Sacrae Romanae Ecclesiae Cardinalis. Obit Matriti die IV Maij an. M.DC.LXXII. ossa ejus huc translata sunti Julij M.DC.LXXIV.

Questi fu Cardinale dopo la morte della sua seconda moglie D. Caterina de Moncada, che fu anche qui sepolta.

Particolare della targa ricognitiva di Luigi (Ludovico) Guglielmo Moncada

Sul coperchio di un’altra cassa sta la rossa berretta cardinalizia, la quale, insieme al cappello rosso, si vede pure sul coperchio di questa cassa, innanzi alla quale è ricamato uno stemma, sciupato dal tempo e che non si può determinare.

(….)

La cassa seguente nella quale si vede una corona baronale di legno dorato, contiene il corpo di Pietro d’Aragona (morto il 29 aprile 1552) primogenito di Antonio duca di Montalto.

Il De Stefano nella Descrizione dei luoghi sacri della città di Napoli, 1560, a f. 109 assicura che tanto su questa, che sulla cassa del Duca di Gravina erano lunghe iscrizioni in versi latini, che egli riporta, ma che ora più non esistono.

(…)

In tre casse, che seguono sono i corpi di D.a Maria della Cerda Duchessa di Montalto morta il 1572, di Maria Henriquez de Ribera, figliuola di Ferdinando Duca di Alcalà, morta il 7 maggio 1639 e di Caterina di Moncada, figlia di Francesco di Moncada Marches d’Aitona , seconda moglie di Ludovico Guglielmo Duca di Montalto, morta a Madrid nel 1659. Un’altra cassa ha innanzi un ritratto ovale

(…)

Di molte altre casse, che sono nei tre lati dl corridoio, prive d’insegne e iscrizioni, non si può affermare cosa alcuna. Si sa che nel secolo XVII nella sagrestia di S. Domenico erano conservati i corpi di Antonio d’Aragona, 2.° Duca di Montalto e dei figli.’’

Le salme di insigni personaggi che fecero grande la nostra città sono quindi accatastate in un corridoio pensile di una pur gloriosa chiesa conventuale di Napoli dove, senza infamia e senza gloria, costituiscono parte di una sequenza di casse ormai senza significato alcuno per il luogo dove sono collocate.

Perché non pensare allora ad un loro rientro nella città che li vide protagonisti della vita urbana dove Luigi Guglielmo stava costruendo il suo palazzo, uno dei più bei palazzi della Sicilia dell’epoca ?

Un luogo adatto per collocare i resti di tali personaggi potrebbe essere la cripta della chiesa di Sant’Agata al Collegio gesuitico che i Moncada stessi avevano fondato e dove sono stati sepolti alcuni di essi.

Nella chiesa del collegio, durante i lavori di restauro della fine degli anni 90, diretti dall’arch. Luigi Santagati, ho avuto la possibilità di vedere dei locali interrati, forse una cripta, che ha accesso diretto da una scala che sbuca accanto l’ingresso della chiesa, oggi occlusa da un solaio, che da a un primo locale da dove, attraverso un passaggio, si giunge ad un altro ampio locale posto sotto l’altare della Madonna del Carmine.

Detti locali, quando li ho visti, erano liberi da cose e in discrete condizioni, intonacati ed in parte ingombri di mucchi di detriti e macerie che a prima vista non sembravano derivanti dai locali stessi.

Pianta della chiesa di S. Agata del 1862 con lo scalone originario, con segnati i locali (cripte), in azzurro i locali con l’atrio d’accesso e in rosso la scala.

Secondo me questi locali potrebbero essere idonei per essere utilizzati, con poca spesa, per accogliere dignitosamente i resti dei principi Moncada, che tanto si sono spesi per questa città, togliendoli da un “accatastamento” in quella sacrestia di Napoli, facendoli tornare finalmente a casa loro, tra gli Heroi Moncadi, dove hanno vissuto.

Si potrebbe realizzare un sarcofago (centrale, o appoggiato ) con una semplice lapide bianca (pietra delle puntare come il palazzo) decorata con la tipica mustazzola (decorazione a forma di rombo) come quelle che nel 1665 i mastri Giacomo Busacca, Paolo Parenti e Giovanni Nicolosi si impegnano a realizzare per la balaustrata dello scalone del collegio, “co li soi mezzi balaguni attaccati” decorati dalla “mustazzola”, ossia un motivo a losanga uguale a quello delle finestre del palazzo del principe, e “la cimasa conforme allo modolo fatto per il Padre Fra Pietro Cappuccino” l’architetto-direttore dei lavori del vicino palazzo Moncada, in costruzione. I lavori dello scalone vengono diretti dallo stesso frate. per lo prezzo a raggione di tarì dici novi e grana deci per ogni canna eseguita (ASP, Archivio Moncada, vol. 1957 pagamento del 31 agosto 1661).

pilastrino originale con mustazzola del vecchio scalone d’accesso alla chiesa

Losanga originale sotto una finestra di Palazzo Moncada

In un clima di ‘’ RIMPATRI’’ questa operazione seguirebbe quella Kafchiana dei vescovi di Caltanissetta ricollocati in modo discutibile, dopo essere stati strappati alla dignità dei loro luoghi di riposo eterno (dei quali parlerò in seguito).

Monsignor Zuccaro dimorava in una arca accanto lo spigolo SE della storica chiesa di Santo Spirito a Palermo nell’omonimo cimitero, sulla quale è scolpita in altorilievo la sua figura ed ora si deve accontentare di un paliotto riciclato da un altare dismesso mentre il Venerabile Monsignor Giovanni Jacono è lasciato per terra in una cassa di marmo verde scollegato dal monumento per lui realizzato dal Rosone.

Gisante di mons. I. Zuccaro a Palermo … fatto “dimettere” …

Paliotto “dismesso” e riciclato sulla nuova tomba

Lasciato a terra

 

Documento a cura dall’architetto Giuseppe Saggio

 

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