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Caltanissetta. Violenza sessuale, sequestri e incendi d’auto. In manette minore che si considerava l’erede di Totò Riina

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Nei suoi deliranti “sogni” si riteneva l’unico vero erede di Totò Riina. Questo hanno letto investigatori e inquirenti quando hanno “spulciato” il contenuto del cellulare di un minorenne nisseno arrestato dalla Squadra mobile con una sfilza di accuse che vanno dall’incendio di auto, alla violenza sessuale e al sequestro di persona. Adesso il giovane è detenuto nel carcere minorile, dove sarà interrogato nei prossimi giorni dal gip dei minori. A difenderlo è l’avvocato Ferdinando Milia.

Una storia che comincia due anni fa, con una serie di incendi di vetture appartenenti a familiari e conoscenti della sua ex fidanzatina. Il tutto per vendicarsi di colei che aveva “osato” lasciarlo. E per realizzare il suo piano aveva anche messo su una gang di minori, suoi coetanei e anche più piccoli, sui quali aveva di fatto un controllo assoluto, arrivando anche a sequestrarli in casa propria, a picchiarli se non si dimostravano “fedeli”. E a tutto questo si aggiungono anche le violenze sessuali e i maltrattamenti, sempre secondo la ricostruzione investigativa, a un’altra minorenne con cui aveva intrecciato una relazione; addirittura era arrivato a vantarsi a telefono con la madre della ragazza delle sue violenze.

Un quadro d’indagine incredibile, che ha lasciato esterrefatti gli stessi investigatori della Squadra mobile, della sezione di Polizia giudiziaria della Procura minorile e delle Volanti.

L’episodio che ha permesso agli investigatori di scoperchiare il calderone risale al 28 maggio di due anni fa, quando il giovane venne fermato dai polizotti delle Volanti mentre fuggiva dopo avere bruciato un’auto in via Lunetta. Dai primi accertamenti sul ragazzo gli investigatori capirono che c’era ben  altro sotto e non è stato facile, per i magistrati, mettere a posto tutte le tessere del puzzle. Molte denunce per gli incendi di auto erano infatti finite sulle scrivanie dei pm della Procura ordinaria e solo dopo diverso tempo si è trovato il collegamento con il minore arrestato, tanto che tutto il materiale è poi finito negli uffici del procuratore capo minorile Laura Vaccaro e del sostituto Stefano Strino.

Dalle indagini non sono emersi solo i propositi di vendetta nei confronti dei familiari della sua ex, ma anche la sua capacità criminale nonostante la giovane età. Con sé portava sempre il foglietto con la lista delle auto da bruciare e accanto al nome di ogni modello scriveva “fatto” quando l’incendio era stato eseguito. E poi l’avere messo su un gruppo di ragazzini, ai quali affidare alcuni degli incarichi e che riusciva praticamente a dominare oltre a picchiarli per fare sentire la forza della sua autorità. E sul cellulare aveva memorizzato diversi file riguardanti le sue “imprese” e una delle cartelle era stata rinominata con la frase “Totò Riina, sono io il vero erede”.

Nel corso della conferenza stampa sia il capo della Squadra mobile marzia Giustolisi che il pm dei minori Stefano Strino hanno sottolineato come il giovane avesse anche una profonda conoscenza dei sistemi investigativi e come cercasse di sviare eventuali indagini. Ad esempio, quando c’era da minacciare i genitori di alcuni minorenni che intervenivano per tutelare i propri figli, usava cellulari intestati ad altre persone.

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