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Caltanissetta. “Scambio di provette per salvare la figlia”: chiesta la condanna a 7 anni e 6 mesi per Vito Milisenna

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Per la Procura nissena il responsabile del dipartimenti di Medicina legale dell’Asp nissena Vito Milisenna, 62 anni, ha effettivamente cercato di salvare la figlia dall’accusa di guida in stato di ebbrezza cercando di far valere la propria influenza di dirigente, anche se, per l’accusa, non ci sarebbe comunque la prova certa del travaso di sangue prelevato da una provetta all’altra. Una condotta comunque pressante per l’accusa e che per il pm “merita” la condanna a 7 anni e 6 mesi dello stesso Milisenna – tale è stata la richiesta ai giudici del Tribunale – mentre per il medico del Pronto soccorso dell’ospedale nisseno Maria Pia Tumminelli, 56 anni, la richiesta è stata di 2 anni e 2 mesi; 2 mesi e 800 euro di multa sollecitati invece per Costanza Milisenna, 26 anni, figlia del professionista nisseno, accusata solo di guida in stato di ebbrezza.

La vicenda risale al 2014, dopo che la ragazza venne trovata positiva all’alcol test mentre era alla guida della sua auto e vennero disposti altri accertamenti all’ospedale “Sant’Elia”. Secondo l’accusa Vito Milisenna avrebbe fatto in modo di far eseguire un prelievo alla figlia e poi costretto Tumminelli a far analizzare il proprio sangue – ovviamente “pulito” – al posto di quello della figlia (risultata positiva all’alcol test) sfruttando la sua posizione di “potere”, in quando dirigente Asp. Accusa che lo stesso Milisenna ha sempre respinto. Vito Milisenna e Maria Tumminelli rispondono di concussione per induzione a dare o a promettere utilità  e il direttore della Medicina legale dell’Asp è accusato pure di falso ideologico, mentre Costanza Milisenna risponde solo di guida in stato di ebbrezza.

Una ricostruzione che però è stata contrastata dagli avvocati Sergio Monaco e Diego Perricone, due dei tre componenti del collegio di difesa. L’avvocato Perricone ha sottolineato come Maria Pia Tumminelli non fosse affatto in una posizione subordinata rispetto a Vito Milisenna, visto che si tratta di due incarichi differenti in quanto Medicina legale e Pronto soccorso non hanno nulla a che vedere l’uno con l’altro e che non c’era nessun elemento a certificare l’esistenza di vere e proprie pressioni per far eseguire l’analisi del sangue a Costanza Milisenna. L’avvocato Sergio Monaco ha chiesto l’assoluzione di Vito Milisenna sia evidenziando l’assenza di rapporti di subordinazione, a livello di incarichi, tra Milisenna e Tumminelli e poi ha sottolineato che sarebbe stato impossiible effettuare un travaso di sangue da una provetta all’altra. La difesa ha sempre sottolineato come ogni provetta abbia una targhetta che non si può staccare e applicare su un’altra senza rendere evidente la manomissione. Inoltre, sempre secondo la difesa, Vito Milisenna si era sottoposto all’emocromo, esame dal quale non è possibile individuare il tasso alcolemico, a differenza della figlia Costanza che era stata sottoposta invece al controllo del plasma. E inoltre un eventuale travaso di sangue avrebbe lasciato delle striature e tracce di anticoagulante. Tra un mese si torna in aula per le conclusioni dell’avvocato Dino Milazzo; poi verrà emessa la sentenza.

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