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Botta e risposta sul debito Ato: Cavaleri, Castiglione e Falci replicano ad Alleanza per la Città

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Pubblichiamo integralmente una nota a firma di Piero Cavaleri, Marina Castiglione  e Amedeo Alberto Falci sul debito Ato:

Interveniamo in quanto chiamati in causa in un comunicato relativo alla presenza e consistenza del debito ATO emanato dalla ormai naufragata Alleanza per la Città a poche ore dallo svolgimento del C.C. di ieri, 10 luglio 2018.

Nel comunicato si afferma che “ex assessori della Giunta Ruvolo non abbiano mai sollevato alcun problema al riguardo”. L’affermazione è evidentemente falsa. Già a partire dalla fine dell’anno 2014, su indicazione espressa e documentata degli Uffici, si avviò con deliberazione di Giunta un piano di riparto e di rientro del debito. La Giunta all’epoca si fidò delle procedure già avviate da più di un Collegio dei Revisori, in diversa composizione. A tal fine si richiese l’accesso ad un fondo di rotazione regionale che però non venne erogato. Come ancora risulta dalla risposta ad un’interrogazione del consigliere Giovanni Magrì (Movimento 5 Stelle) all’Assessore al Bilancio dell’epoca, sino al maggio 2016 la posizione debitoria era comprovata.

A darne prova è, ad esempio, la relazione dell’Organo di Revisione del Comune di Caltanissetta dell’anno 2014 in cui si afferma (a p. 37) che fu lo stesso Collegio a dare indirizzo di accantonare le somme sin dall’anno 2010, a seguito delle «ormai certe sopravvenienze passive derivanti dal settore rifiuti». Nella stessa relazione si certifica un credito di 1.082.743 euro, a fronte di un debito di 13.990.254 euro. Si fa presente che l’Organo di Revisione oggi risulta parzialmente mutato nella misura di 2/3 e che, insieme alla Corte dei Conti è l’unico organismo che può e deve dimostrare in modo documentale la presenza del debito.

Nella deliberazione del C.C. del 30/12/2014 relativa all’approvazione del piano di riparto, la stessa consigliera Maria Grazia Riggi, assessora al Bilancio dal 01/08/2016, ebbe a sostenere che l’accesso al fondo di rotazione si rendeva indispensabile per sanare «un debito che è certo e grava sul Comune». Inoltre, in sede di approvazione del bilancio 2012 dell’ATO, l’attuale sindaco riconobbe la situazione debitoria, affermando che sarebbe andato in Giunta «per l’approvazione del piano di rientro e per il principio di sussidiarietà» si sarebbe impegnato a coprire le quote non riscosse.

Ci chiediamo quale novità sia intervenuta in questo ultimo scorcio di legislatura, tale da rendere un debito maturatosi sin dall’Amministrazione Messana, riscontrato dall’amministrazione guidata da Michele Campisi (il quale nelle vesti di ex Presidente del Collegio dei revisori aveva già conoscenza del problema), un’ipotesi anziché una certezza. È ovvio che saremmo lieti, come tutti, se si potesse accertare che esso si sia smaterializzato e che le informazioni avute dagli Uffici e certificate dai Revisori sin dal nostro insediamento si siano rivelate preoccupazioni infondate e intorno alle quali assessori e consiglieri abbiano fatto mero esercizio di stile. Ci preme non tanto sottolineare eventuali incapacità, ma preservare la cittadinanza da un debito che giornalmente si accresce.

Evidenziamo con rammarico, ma senza stupore, tanto da avere reciso da molto tempo ogni contatto politico, che al metodo di condivisione trasparente e pubblica della gestione delle risorse finanziarie, che doveva costituire il cavallo di battaglia di questa amministrazione, si sia da tempo sostituito un reiterato atteggiamento di dilazione. A parte il primo e unico bilancio partecipato del 2015, null’altro di concreto, ad oggi, può dire essere stato realizzato su questo fronte.

Mascherare un ribaltamento dei fatti dietro la parola “fiducia”, come è stato fatto ieri in Consiglio Comunale, contrasta con quella richiesta legittima di trasparenza e di inoppugnabilità degli Atti che ancora una volta viene negata ai Consiglieri Comunali che sono chiamati a rappresentare gli interessi dell’intera cittadinanza e che devono assicurare che i conti pubblici non corrano il rischio di dissesto, dissesto che verrebbe pagato non dai rappresentanti, ma dai rappresentati.

 

 

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