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Audio: Messa di Pasqua celebrata nella cappella del “S. Elia”, il Vescovo: “La mafia ha capito che bisogna uccidere le coscienze”

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La Chiesa nissena è impegnata a proporre la sua riflessione spirituale durante una Quaresima particolarmente dedicata, dal nostro Vescovo, all’incontro con le diverse realtà del territorio, con i precetti pasquali celebrati per tutte le scuole superiori, negli ospedali e nelle carceri, che hanno visto una partecipazione numerosa ed attenta non soltanto alla solennità liturgica ma anche ad un magistero che non rinuncia a sollecitare le coscienze dei nisseni, credenti e non, a difendere la dignità e la libertà delle persone e delle comunità sociali, sempre più anestetizzate da una deriva di passività e di rassegnazione, su cui speculano i potenti di turno.

Particolarmente significative le omelie pronunciate all’Ospedale S. Elia e agli studenti nel giorno della memoria delle vittime della mafia, sintesi di un percorso di riflessione sulla libertà delle coscienze come premessa di ogni civiltà umana e di ogni società civile, individuando esplicitamente i meccanismi di manipolazione che la insidiano e le passività che spingono al conformismo opportunista e nuove forme di schiavitù nei confronti del potere.

«Noi viviamo, in Sicilia in modo particolare, ha sostenuto il Vescovo al S. Elia, sotto questo regime di intimidazione e sotto questo regime di grande paura; e questo regime genera non uomini e donne liberi, non coscienze critiche, non voci capaci di farsi sentire, ma genera delle persone piatte, grigie, tiepide, che preferiscono abdicare dalla loro dignità e dalla loro coscienza piuttosto che perdere l’eventuale possibilità di scalare un gradino, seppur di un centimetro, più alto, nella propria carriera.

È triste constatare che ci muoviamo in una palude, in una palude di mediocri e di tiepidi. È triste constatare che anche le più alte strutture di servizio sono invece jungle di potere, come può essere, per esempio, un’azienda sanitaria o un Ospedale, come può essere un Consiglio Comunale, dove si dovrebbe cercare l’interesse dei cittadini.

È davvero segno della civiltà del terzo millennio questo? Tutto questo crea e grida scandalo. Grida vendetta! Sarà la vendetta dei poveri.

Ma la rivoluzione che Gesù ha portato è che Dio, l’onnipotente, è morto per l’uomo, sua creatura. Un Dio capovolto, Dio che muore per coloro che dovrebbero servirlo, Dio che muore per noi, che siamo gli ultimi, i reduci di una umanità la cui civiltà va sempre più scomparendo, mentre cresce la foresta dominata dai lupi.

La lezione che Gesù a Pasqua ci dà è quella di una rivoluzione silenziosa, che parte dal cuore di ciascuno: perché Dio è in lacrime finché anche una sola persona non ha ritrovato la sua dignità, la sua libertà, finché una sola persona vive ancora in un regime di animalità e non di umanità.”

Non meno vibrante il discorso rivolto agli studenti nel giorno della memoria delle vittime delle mafie, nell’omelia della Messa in Cattedrale.

“Ricordatevi, per chi detiene il potere politico, economico, sociale, è un grande fastidio trovare persone che pensano con la loro testa. Siamo in una società che sempre più violenta le coscienze, suscita bisogni inutili e cerca di creare una sorta di omologazione per un marchio che va bene a tutti.

E le prime vittime di questa omologazione e di questo dominio del pensiero unico siete proprio voi giovani: voi che siete in un’età della vita in cui vi ribellate ad ogni forma di istituzione, a partire dalla famiglia, dalla scuola, dalla Chiesa, perché volete essere liberi, perché volete essere autosufficienti, perché volete essere voi a compiere le scelte. Ma forse non vi accorgete che scegliete quello che altri hanno già deciso per voi.

E così i giovani che cercano libertà sono i primi schiavi delle mode correnti e del pensiero unico.

Le grandi rivoluzioni, nella storia dell’umanità, le hanno sempre fatte i giovani. I giovani che hanno coltivato nel cuore ideali alti, i giovani che hanno avuto il coraggio di ribellarsi a questa anestesia della coscienza, a questa droga del pensare chinando il capo ai potenti, giovani che hanno osato rifiutarsi di salire sul carro dei vincitori di turno.

Quando, in seguito alle grandi stragi, a Palermo e in Sicilia continuava a trionfare la mafia, sono stati i giovani ad aprire gli occhi, grazie al grande, venerato Cardinale Pappalardo. Quando la prima volta il Cardinale Pappalardo disse ai giovani di Palermo di ribellarsi alla mafia, i giovani lo hanno fischiato!

Ma quando, dopo l’assassinio del generale Dalla Chiesa, dopo le stragi di Capaci e di via D’Amelio, il Cardinale è tornato a parlare ai giovani, solo i giovani hanno capito che bisognava rompere con questo sistema di corruzione, questo sistema criminale, ed è cominciata la grande primavera di Palermo, con i giovani in testa.

Oggi non ci sono grandi stragi, non ci sono assassini eccellenti, perché la mafia ha capito che bisogna uccidere le coscienze, che bisogna corrompere i giovani e tenerli al traino, illudendoli di essere davvero furbi.

Carissimi giovani, non vendete la vostra coscienza, non abdicate dalla vostra libertà e non mettete sul mercato la vostra dignità, perché diversamente tradirete voi stessi, sarete come Giuda, che per una manciata di soldi, per trenta denari, ha svenduto Dio e se stesso, e una sola strada ha trovato nell’assurdo della sua esistenza: il suicidio.

Voi non siete dei Giuda, ma dovete tirar fuori il meglio di voi stessi. siete una bella carovana: abbiate il coraggio di confrontarvi su idee grandi. Abbiate il coraggio di sognare: e se sogniamo insieme il sogno diventerà realtà».

L’audio:

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