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Associazione piùCittà: “Prima delle elezioni 2019 ci attende un anno di lenta agonia”

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Cominciate col fare ciò che è necessario, poi ciò che è possibile.  E all’improvviso vi sorprenderete a fare l’impossibile  (San Francesco).

Così esordisce l’associazione piùCittà nella lettera riportata di seguito:

Siamo nel marasma più totale, tra accuse reciproche di incoerenza ed incapacità da parte degli ex partner di “Alleanza per la Città” e in presenza di un’opposizione, fatta per lo più da transfughi, che sbandiera da almeno due anni una fantomatica mozione di sfiducia che non si concretizzerà più.

Valutato il fallimento individuale di chi si faceva garante di un progetto politico realmente innovativo, da una parte c’è chi cerca di ricompattare schieramenti partitico-movimentistici attraverso il negoziato diretto di singoli portatori di interesse e, dall’altra, chi declama in maniera polarizzante la propria presenza salvifica senza fare intravedere alcuna proposta politica che vada aldilà di uno slogan accompagnato dalla grancassa delle paure disumanizzanti.

Uno scontro tutto interno a un sistema autoreferenziale che ha smarrito i principi e i presupposti del Bene Comune. C’è di che preoccuparsi sullo stato di salute della politica cittadina!

Questo è ciò che i cittadini dovranno sopportare nell’ultimo anno di gestione amministrativa prima delle elezioni del 2019? Un anno di lenta agonia e di incontri nei bar per saldare alleanze in cui la città e i suoi problemi resteranno sullo sfondo, almeno sino a quando occorrerà raccattare qualche idea per costruire uno pseudo-programma da dismettere all’indomani del voto.

Per serietà, coerenza e per non ascriverci allo sconsolante coro dei facinorosi del “togliti tu che mi ci metto io”, vogliamo rimarcare la convinzione che nell’attuale scenario, per arginare la tracotanza dei mestieranti della politica e del compromesso al ribasso, è necessario partire dalla costruzione di una rete di soggetti aperti al dialogo, al confronto delle soluzioni e determinati nell’obiettivo di recuperare la coesione sociale cittadina. Soggetti che, soprattutto, vogliano realmente dismettere i modelli organizzativi e gestionali del passato e del presente, con il loro carico di inefficienza, improvvisazione e di poca trasparenza nell’esercizio dell’attività politico-amministrativa. Una rete che cominci a lavorare alacremente per recuperare il tempo perso e per costruire un programma che guardi alla saldatura tra le priorità e le possibilità di un ente locale, aspirando a pretendere anche qualcosa in più. Una rete che senta l’urgenza di restituire dignità ad una città offesa da decenni dal disinteresse delle rappresentanze/rappresentazioni politiche, a tutti i livelli.

Una reale spinta civica, non ideologica, elettoralistica e di convenienza, ha lo scopo di dare ai cittadini gli strumenti per una partecipazione fattiva e responsabile, in funzione dello sviluppo sociale ed economico della comunità, di un riposizionamento territoriale, di una valorizzazione mirata dei tanti beni peculiari, senza per questo ostacolare o rallentare le dinamiche di corretta e funzionale gestione ordinaria della cosa pubblica.

Se gli interpreti del cambiamento non sono già da tempo credibili, avendo dimostrato tutta la loro inadeguatezza, possiamo disconoscere la reale valenza di un progetto moderno e innovativo che la maggioranza dei cittadini nisseni avevamo sostenuto e auspicato si realizzasse? Chi oggi critica “la partecipazione”, additandola come la causa del fallimento dell’attuale amministrazione, la confonde con l’effetto: la strutturazione dei processi partecipativi, a partire dagli atti amministrativi che avrebbero dovuto sancire l’inizio della “rivoluzione”, in realtà non è mai avvenuta. Semmai la “mancata partecipazione” è proprio il maggiore dei fiaschi di chi oggi amministra la città. Ridotta a slogan, a mera propaganda, la partecipazione è stata svilita perché troppe volte pronunciata senza averla mai praticata né realmente sostenuta. Invece, oggi, nulla è possibile senza un reale coinvolgimento dei cittadini che compongono questa nostra città troppo spesso abbandonata, smantellata e lasciata indifesa. Chi meglio dei cittadini può aiutarla a riemergere?

D’altra parte a chi teme che la partecipazione limiti l’azione politica, noi diciamo che essa – caso mai – la esalta e la rafforza, perché la politica in cui crediamo dimensiona e sostiene i contesti di sviluppo in cui ciascuno può ritrovarsi e crescere.

Viceversa, chi intende gestire la “res publica” in modo clientelare, ha sempre prediletto una società passiva, statica, socialmente frammentata, asservita al proprio bisogno individuale e incapace di un effettivo mutamento.

Non disperdiamo le nostre energie, ma rafforziamo un unico ambito di elaborazione e costruzione di un progetto che non preveda un uomo solo al comando, sia pure di comprovata e navigata esperienza, un progetto che sappia dare ai cittadini strumenti per essere diretti protagonisti nello sviluppare un’agenda d’interesse generale per il bene comune. Questo ci impone di essere oltranzisti e non compromissori soltanto su un punto: mirare ad una comunità nella quale i cittadini siano messi consapevolmente in grado di compartecipare alle questioni pubbliche in base al riconoscimento delle competenze, delle condivisioni valoriali, della garanzia dei benefici collettivi.

 

Associazione piùCittà

 

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